L’Iran tiene in scacco il petrolio
Continua la corsa dell’oro nero che si avvicina sempre più a quota 100 dollari al barile
Nell’ultima settimana il petrolio (Brent e Wti) continuano ad essere al centro dell’attenzione del mercato che specula su un possibile intervento militare in Iran, quarto produttore al mondo di petrolio. Il prezzo del greggio Wti si è stabilizzato intorno ai 97,8 dollari al barile mentre la qualità Brent (estratta nel Mare del Nord) quota 111 dollari al barile restingrendo il gap con il petrolio americano. Dicevamo che il “driver” che sostiene in un momento tanto difficile per l’economia reale è la possibilità che Stati Uniti e Israele compiano una campagna militare in Iran, accusato di detenere o voler creare armi di tipo nucleare. Secondo la International Atomic Energy Agency, se l’Iran dovesse essere attaccato, il prezzo del petrolio Brent potrebbe schizzare fino a 116 dollari al braile. Ma oltre alle vicende geopolitche la IEA continua a puntare il dito contro il mercato della domanda e offerta nel settore petrolifero. Un mercato che ha digerito il dato sulle scorte di greggio per i paesi della UE di settembre come un chiaro segnale “bullish”. Questo perchè - spiega la IEA - le riserve di greggio sono sotto la media a cinque anni e in calo per il terzo mese consecutivo (prima volta che questo accade dal 2004). Se ciò non bastasse, negli Stati Uniti, il presidente Barack Obama ha rinunciato a prendere qualsiasi decisione circa il futuro dell’estensione dell’oleodotto Keystone (conosciuta come Keystone XL) fino a dopo le elezioni presidenziali del 2012. La notizia non è da poco visto che si tratta del progetto di completare l’attuale rete di oleodotti che collegano il Canada al Golfo del Messico attraverso l’hub di Cushing in Oklaoma. Cosa che permetterebbe di superare l’attuale collo di bottihlia di Cushing e ridurre il “gap” di prezzo che separa il greggio West Texas Intermediate dal Brent. Secondo Barclays l’oleodotto Keystone sarà operativo nel 2014 e “necessiterà un maggiore sostegno ferroviario per far fronte all’arrivo di nuovo greggio”.


