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best buy evita il rosso, macy's delude le attese

La crisi italiana pesa su Wall Street

creato da Luca Spoldi ultima modifica 10/11/2011 00:10

Finanziari in deciso calo dopo che fonti Ue hanno ribadito che non esiste alcun "piano B" per il Belpaese, troppo grande per fallire ma anche per essere salvato

I timori legati alla crisi del debito sovrano, che dalla Grecia si è ormai propagata all’Italia, impongono un pesante tributo anche a Wall Street, dove a fine giornata l’indice Dow Jones cede il 3,07%, mentre l’S&P500 cede il 3,62%, il Nasdaq perde il 3,69% (semiconduttori: -4,62%) e le small cap del Russel 2000 chiudono in calo del 4,78%, con la pressione delle vendite che si accentua sul finale dopo che fonti Ue hanno smentito l’esistenza di alcun “piano B” per salvare il Belpaese, troppo grande per fallire ma forse anche per essere salvato, come fa notare in giornata l’economista Nouriel Roubini e come conferma indirettamente il capo di Pimco, Bill Gross, secondo cui l’unica ad avere un bilancio sufficientemente ampio da poterlo fare sarebbe la Bce (invitata esplicitamente dal Financial Times a sparare la “pallottola d’argento” ossia a annunciare di essere pronta ad acquistare quantità infinite di Btp).

Così a fine giornata la sola blue chip che si salva dal segno meno è Best Buy, mentre ancora una volta la lettera percuote i finanziari con Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley tutte in calo di oltre l’8%, mentre Jp Morgan Chase, Bank of America e Wells Fargo perdono oltre il 5%. Tra i titoli in rosso si nota anche Macy’s, la cui trimestrale delude le attese, mentre pure Dean Foods perde quota nonostante in questo caso una trimestrale chiusa con una perdita leggermente inferiore alle attese e la compagnia abbia rialzato le previsioni per l’intero esercizio. Dopo la campanella di chiusura sembrano buoni i numeri di Cisco Systems che così guadagna terreno.

Dal canto loro i T-bond beneficiano della liquidità in fuga verso un porto sicuro e recuperano quota, col rendimento del decennale che cala all’1,96% (dal 2,08% di ieri) e quello del trentennale sul 3,02% (dal 3,14%). L’oro invece scivola a 1766,60 dollari l’oncia (21,2 dollari peggio dell’ultima chiusura) mentre l’argento torna a 33,91 dollari (1,05 dollari sotto i livelli di ieri), col petrolio che scende a 95,89 dollari al barile (1,10 dollari sotto i valori della vigilia) dopo dati sulla variazione settimanale delle scorte che mostrano un calo meno accentuato del previsto. 

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