Commodities, la liquidità arriva dal carbone
I certificati per “inquinare” offrono opportunità di generazione di cassa, se gestiti con rigore
Con carbon trading si intende il mercato delle quote di emissione consentite in base all’accordo di Kyoto e ripartite tra attività e industrie. Ora, grazie all’infrastruttura legale del sistema, questa modalità di pagamenti può offire grandi opportunità agli stati, specialmente quelli in cerca di liquidità. Secondo la Carboninvestments. co.uk. e in base alla Regional Greenhouse Gas Initiative (Rggi), sugli impianti energetici presenti nei dieci stati partecipanti è imposto un limite annuo di 188 milioni di CO2. Un limite che rimarrà in vigore fino al 2015, quando la quota comincerà a diminuire fino a raggiungere il target del 10% di riduzione di CO2 entro il 2018. Gli impianti, in cambio delle emissioni nell’ambiente, comprano i diritti tramite asta e li ritirano alla fine di ogni triennio (il primo è il 2009-2011) e i ricavi dalla vendita di certificati tramite asta ammonta ad oggi a 912 milioni di dolllari. Soldi che vengono poi spesi per l’efficienza energetica, con la realizzazione di impianti rinnovabili, l’assistenza alle famiglie con redditi bassi e la formazione al lavoro. A Milano nel segmento Etf plus non esiste un prodotto ad hoc. Troviamo però un tracker che mima l’andamento delle azioni più virtuose in termini di emissioni di CO2: il Db X-Trackers S&P U.S. Carbon Efficient, che nel corso degli ultimi 12 mesi ha generato un rendimento positivo del 4,47%.


