impregilo e snam rete gas sotto i riflettori
La manovra passa il test dei mercati: Milano +2,9%, spread in calo
A piazza Affari brillano i titoli finanziari, da Mps a Banco Popolare ad Azimut
Reazioni ampiamente positive del mercato azionario italiano il giorno dopo la presentazione della manovra correttiva predisposta dal governo Monti, anche se col passare delle ore da analisti e gestori giungono alcuni distinguo e inviti alla prudenza in attesa di conoscere le ulteriori misure che verranno decise al vertice di Bruxelles atteso in settimana e che dovrebbe far emergere una linea comune per cercare di chiudere la crisi del debito sovrano.
A fine giornata l’indice Ftse Italia All-Share sale comunque a 16.684,64 punti (+2,89%), mentre l’Ftse Mib si riporta a quota 15.926,47 (+2,91%) e l’Ftse Italia Star chiude in area 9.633,33 (+2,13%). Tra i singoli titoli brillano Banco Popolare, Mps, Finmeccanica, Bpm e Azimut, con tutti gli altri titoli finanziari in gran spolvero, compresi UniCredit e Intesa Sanpaolo.
Mentre tra le blue chip italiane termina in rosso solo Stmicroelectronics, tra gli altri temi della giornata si segnalano le voci attorno a un possibile riassetto tra i soci di Igli (holding che controlla poco meno del 30% di Impregilo), col gruppo Gavio che avrebbe già avanzato un’offerta per eventualmente rilevare le quote dei gruppi Ligresti e Benetton (al momento tutti titolari di un terzo del capitale della holding).
Sul listino si notano anche alcuni primi movimenti da parte di chi cerca di riposizionarsi per sfruttare gli effetti della manovra, che dovrebbe premiare le imprese finora con un elevato costo del lavoro e penalizzare il comparto immobiliare e quello più legato alla domanda interna di consumi. Così Luxottica, Tod’s, Autogrill, Parmalat e Campari guadagnano tutti meno di un punto percentuale, mentre Fiat sale di oltre sei punti, Lottomatica segna +5,5%, con Enel ed Eni che salgono di 3 e circa 2 punti rispettivamente (nel caso del cane a sei zampe il giorno in cui la controllata Snam Rete Gas conferma la politica dei dividendi per il prossimo quadriennio e avvia la separazione funzionale dalla controllante come richiesto dal terzo pacchetto energia Ue).


