Fondiaria-sai, mps, banco popolare e ubi banca tra i peggiori
Nessuna blue chip italiana evita il rosso
Listino in netto calo, sotto il peso dei crolli registrati dalle quotazioni del comparto finanziario ma non solo. Pesa il rischio di nuovi downgrade in Europa da parte di Moody's
Chiusura di giornata in deciso ribasso per le principali borse europee dopo che Moody’s ha ribadito il probabile taglio del rating dei paesi dell’Eurozona entro la prossima primavera in conseguenza delle risposte parziali e deludenti emerse dal vertice di Bruxelles. Milano risulta tra le peggiori ancora una volta a causa del peso del comparto finanziario su cui gravano ulteriori tracolli per titoli da tempo nel mirino delle vendite per i noti problemi di debolezza patrimoniale o di scarsa qualità degli attivi come Mps, Banco Popolare, Ubi Banca e soprattutto Fondiaria-Sai, che in questi giorni dovrà decidere se varare come chiede il creditore Mediobanca un ulteriore robusto aumento di capitale (si parla di 600 milioni), inviso alla famiglia Ligresti che non disponendo di risorse sufficienti rischierebbe di vedersi diluire ulteriormente e forse perdere il controllo, o misure alternative che non potranno, par di capire, limitarsi alla vendita di qualche immobile e alla creazione di un veicolo finanziario a cui girare le partecipazioni nei “salotti buoni” che valgono nel complesso circa 600 milioni di euro ma che per vendere le quali potrebbe occorrere anche 2 o 3 anni.
Così a fine seduta l’indice Ftse Italia All-Share cala a 15.696,78 punti (-3,28%), mentre l’Ftse Mib ridiscende a quota 14.896,73 (-3,79%) e l’Ftse Italia Star viene fissato in area 9.240,45 (-1,59%) e se nessuna blue chip riesce a chiudere in positivo, ad accusare cali tra i 9 e i 7 punti a testa sono proprio, in ordine di perdita, Bper, Mps, Fondiaria-Sai, Banco Popolare e Ubi Banca. In deciso calo anche Terna, in odore di una netta frenata degli investimenti e forse anche di minori dividendi dal 2013, ipotesi che hanno portato a una serie di revisioni al ribasso di stime e giudizi da parte degli analisti.
Male persino Lottomatica, che ignora la notizia positiva della commessa per la controllata GTech da parte della Swisslos Interkantonale Landeslotterie per la fornitura di distributori automatici Gemini entro la fine dell’anno. L’appeal speculativo, ribadito dalle parole di Pietro Salini che continua a dire di voler arrivare a un’integrazione dei due gruppi (nonostante la probabile opposizione del gruppo Gavio che pare interessato ad assumere a sua volta il controllo del gruppo), non bastano a evitare a Impregilo di chiudere in rosso, così come le voci di una possibile cessione di Matrix, società che ha creato e controlla il portale Virgilio, non giovano particolarmente alla controllante Telecom Italia visto che anche una valutazione di 200 milioni di euro pur superiore ai valori di libro (164 milioni) non avrebbe effetti sensibili sui conti complessivi del gruppo guidato da Franco Bernabè.
In altalena anche il reddito fisso: se a inizio mattinata il tono era generalmente negativo, il discreto risultato dell’asta dei Bot a 12 mesi (assegnati tutti e 7 i miliardi previsti rispetto ai 13,472 richiesti, ad un tasso in calo al 5,952% rispetto al 6,087% toccato a novembre) ha favorito un recupero delle scadenze a breve tanto che il Btp a 2 anni ha chiuso col rendimento al 5,85% (dal 5,96% di venerdì sera e dopo un massimo intraday del 6,48%), mentre quello sul Btp a 3 anni è calato al 6,18% (dal 6,25% e dopo un 6,55% massimo intraday). Quello del Btp a 5 anni sale invece al 6,75% (dal 6,66%, massimo di giornata 7,11%) e quello a 10 anni torna sul 6,56% (dal 6,36%, dopo un picco al 6,79%). Lo spread dei Btp rispetto ai Bund a 10 risale così nuovamente a 454 punti base (4,54%) rispetto ai 421 punti base della chiusura precedente, anche in questo caso in calo dal picco di giornata (a 473 punti base).


