Oro, prosegue la corsa dei Paesi emergenti al bene rifugio
Gli acquisti risalgono soprattutto a settembre, quando i prezzi sono scesi verso i 1.500 dollari l'oncia
Continua la corsa all'oro nei Paesi emergenti. Le banche centrali dei Brics nel terzo trimestre dell'anno hanno acquistato metallo giallo per oltre 148 tonnellate su base netta, il livello più alto mai segnato negli ultimi 40 anni. Era dai tempi del collasso del sistema di Bretton Woods nel 1971, quando venne sospesa la convertibilità del dollaro in oro, che gli istituti centrali non compravano una tale quantità del metallo prezioso.
Secondo gli analisti, scrive il quotidiano Financial Times, queste operazioni - motivate dalla volontà delle economie emergenti di diversificare gli investimenti in una fase in cui la crisi economica rende dollaro e euro poco attraenti - sono state fatte soprattutto nel mese di settembre approffittando dell'improvviso calo dei prezzi intorno ai 1.530 dollari.
Tra i Paesi che hanno rivelato le operazioni sul mercato aurifero ci sono Thailandia, Russia e Bolivia, ma è noto che la febbre dell'oro sta toccando livelli sempre più alti soprattutto in Cina e India, innescando una nuova spirale al rialzo con le quotazioni che oggi hanno toccato i 1.728 dollari. E questa tendenza non sembra destinata a finire.


