a milano brilla fondiaria-sai, male il gruppo fiat
Piazza Affari torna prudente, segnali positivi dai Btp
I rendimenti tornano sotto la soglia critica del 7% lungo tutta la curva delle scadenze, mentre lo spread coi Bund va ulteriormente riducendosi. Cruciali i prossimi 8 giorni
La prudenza domina la giornata dei listini europei il giorno dopo il “botto” legato all’intervento congiunto delle maggiori banche centrali occidentali per garantire liquidità in dollari a basso prezzo alle grandi banche mondiali ed in attesa delle date “cruciali” del 5 dicembre (presentazione della manovra correttiva italiana che dovrebbe aggirarsi sui 20-25 miliardi di euro di controvalore), 8 dicembre (penultima riunione dell’anno della Bce, in cui Mario Draghi potrebbe annunciare il taglio dei tassi ufficiali sull’euro di un altro 0,25%-0,5%) e 9 dicembre (nuovo vertice Ue chiamato a dare via libera al piano tedesco che prevede regole di bilancio più stringenti in cambio di un rafforzato ruolo del fondo salva stati Efsf o della stessa Bce, anche tramite l’Fmi, nella gestione della crisi del debito sovrano europeo).
A Milano l’indice Ftse Italia All-Share chiude a 15.990,51 punti (-0,22%), mentre l’Ftse Mib scivola a quota 15.244,62 (-0,16%) e l’Ftse Italia Star resta in area 9.319,32 (-0,05%), mentre sul fronte obbligazionario il segnale è decisamente più confortante, con tutta la curva dei tassi sotto la soglia critica del 7%. Il rendimento del Btp a 2 anni cala infatti al 6,32% (dal 6,93% di ieri sera), quello a 3 anni al 6,70% (dal 7,38%), quello a 5 anni al 6,94% (dal 7,54%) e quello a 10 anni al 6,65% (dal 7,02%), mentre lo spread rispetto ai Bund a 10 anni si restringe a 447 punti base (il 4,47%), rispetto ai 474 punti base della chiusura di ieri.
Tra le blue chip di Piazza Affari si risveglia Fondiaria-Sai, ieri rimasta in coda al listino e che oggi sfiora i 10 punti di rimbalzo mentre gli investitori sembrano valutare con favore l’ipotesi di una dismissione, attraverso il conferimento ad una Newco, delle partecipazioni finora ritenute “strategiche” in Generali, UniCredit, Mps, Mediobanca, Pirelli e Rcs Mediagroup (un tempo “salotti buoni” della finanza tricolore), in alternativa ad una ricapitalizzazione che sembrerebbe altrimenti necessaria per rafforzare i margini di solvibilità della compagnia controllata dalla famiglia Ligresti.
Guadagnano terreno anche Finmeccanica, che attende l’ufficializzazione dell’uscita di scena (si dice con una liquidazione di “soli” 5 milioni di euro) del presidente Pier Francesco Guarguaglini (e di sua moglie Serena Grossi), oltre a Bpm, Diasorin e Impregilo.
In rosso chiude Exor, che risente della bocciatura della controllata Fiat Spa, a sua volta in calo, da parte di Morgan Stanley, che taglia il giudizio da “overweight” a “undeweight” e il target price da 6 a 3,5 euro per azione temendo un impatto negativo dalla recessione che si profila in Europa e dal rallentamento in Brasile. Deboli anche Saipem, Bper, Campari e Mediolanum, nonché UniCredit e Ubi Banca. Sottotono pure Mediaset, dopo la notizia del ritiro di Sky Italia dal “beauty contest” per l’assegnazione delle frequenze digitali nazionali. Ritiro che per Equita Sim potrebbe preannunciare l’annullamento e la ripetizione del “beauty contest” con regole diverse da quelle attuali, per molti troppo sbilanciate a favore del duopolio Rai-Mediaset.


