Se il Brent è sempre più heavy
La decisione potrebbe anche interessare circa 110 miliardi di dollari di combustibile grezzo
L’S&P GSCI, il più utilizzato indice di commodity al mondo, sta per ribilanciare il peso dei componenti energetici nei suoi indici aumentando la quota di Brent. La notizia, innocua a primo avviso, porterà invece il mercato a rivedere i pesi sulle due tipologie di greggio, costringendo miliardi di dollari a spostarsi verso il petrolio estratto nel Mare del Nord rispetto il greggio del Golfo.
La decisione sembra motivata dal movimento dello spread tra i due benchmark, che in questi ultimi anni non ha fatto che allargarsi ai danni del WTI. Se infatti per anni il Brent e il Wti si sono mossi in sincrono con uno scarto di 1-2 dollari al barile, dalla metà del 2010 questo gap ha continuato ad allargarsi facendo aumentare il premio del Brent verso la qualità WTI. Secondo uno studio condotto nel 2007 dall’ormai defunta Lehman Brothers, il benchmark WTI fissato a Cushing non sarebbe più rappresentativo del prezzo del greggio mondiale.
Questo accade a causa del collo di bottiglia che si verrebbe a creare intorno all’Hub di Cushing nello stato dell’Oklahoma. In questa piccola cittadina di 8.000 anime transita infatti tutto il petrolio proveniente dal Golfo del Messico diretto verso gli stati del Nord America e del Canada. Lo scorso mese il premio sul WTI raggiunto dal Brent ha toccato la cifra record di 28 dollari al barile contro i 18 dollari di oggi. S&P ha così confermato che dal prossimo gennaio il peso del WTI nel suo indice passerà dal 32,95 al 30,25% mentre il Brent salirà dal 15,9 al 17,35 percento.


