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Tutti in un mare di debiti

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 25/11/2011 11:23

Difficilmente si riuscirà a trovare la rotta verso un porto sicuro

Spread sulle montagne russe, governi che cercano di scaricare le colpe sui bersagli più facili, risolini che a volte si ritorcono contro gli autori in un effetto boomerang. La crisi non riusciamo proprio a lasciarcela alle spalle e i mostri di tremontiana memoria sono sempre più aggressivi generando danni permanenti a un’economia che per alcuni analisti è ormai esausta. I mercati continuano a essere questo, una mare periglioso nel quale i gestori difficilmente riescono a trovare la rotta verso un porto sicuro. Il contagio, dopo aver travolto la Grecia, ha colpito pesantemente l’Italia, costretta a varare manovre e riforme da weekend, e non è lontana da Parigi, che adesso ha ben poco da sorridere.

Mentre tutti confidiamo nella stagione dei governi tecnici, si sono concluse le analisi Bluerating di ottobre con l’assegnazione e l’aggiornamento dei rating. Sarà probabilmente per i mercati sempre più difficili da seguire e analizzare ma, come da qualche mese a questa parte, sono particolarmente consistenti le variazioni nelle classifiche. Dal gruppone dei 12.500 fondi classificati e categorizzati, una volta esclusi i prodotti non retail e quelli non autorizzati, emergono i circa 600 fondi a 5 stelle più bravi di ogni categoria, quelli che hanno dimostrato le migliori caratteristiche di rischio e rendimento. Le nuove 5 corone, oggetto dell’analisi odierna, sono i fondi in ascesa, quelli che stanno scalando la classifica e che a ottobre hanno raggiunto la vetta. La selezione della tabella mostra esclusivamente i prodotti appartenenti alle categorie più numerose e rappresentative del mercato, offrendo uno spaccato delle dinamiche del loro posizionamento. Da uno sguardo generale sulle categorie maggiormente presenti salta subito all’occhio la forte presenza, rispetto al numero di prodotti in circolazione, del ritorno assoluto: ben 13 strumenti.

Azzardiamo che il successo si possa attribuire alla maggiore libertà operativa che li caratterizza. In una situazione difficile da interpretare come quella che stiamo vivendo sarebbe infatti bello immaginare un mercato competitivo nel quale si confrontano con asprezza diverse logiche di investimento. E auspichiamo che sia proprio così. Ma sono numerosi anche i fondi azionari, come sempre la maggioranza, oltre 40, e gli obbligazionari, che sono 16. In entrambi i casi, sebbene ci si riferisca ai cosiddetti “market fund”, che da regolamento devono seguire l’andamento degli indici di mercato, la considerazione più immediata rimane la stessa. Anche differenze non sostanziali di asset allocation, sia a livello geografico che settoriale, possono incidere in maniera determinante sul risultato finale, facendo emergere la bravura dei gestori. L’accresciuta variabilità dei rating negli ultimi mesi è anche da attribuire, come accennato, a due circostanze analoghe che si sono verificate nei mesi estivi sia quest’anno che tre anni prima. Le analisi quantitative che stanno alla base comprendono sia il crollo dei mercati del 2008 che quello attuale, condizioni che favoriscono variazioni molto significative di performance a tre anni calcolate a distanze anche solo di un mese.

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Commenta Luca Lodi | 25 novembre 2011 11:23
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