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il mattone negli states resta depresso ma...

Freddie Mac: tassi sui mutui toccano nuovi minimi storici

creato da Luca Spoldi ultima modifica 07/10/2011 13:55

Un mutuo a tasso fisso negli Usa ormai a 30 anni costa in media il 3,94%, uno a 15 anni il 3,26%. In Italia si pagano almeno 50 euro al mese in più a parità di condizioni

Volete investire in immobili? Forse vi converrebbe provarci negli Stati Uniti. Mentre i prezzi degli immobili sembrano lentamente stabilizzarsi, pur restando in calo rispetto ad un anno or sono (l’ultimo dato disponibile, riferito a fine luglio, parla di una variazione mensile positiva dello 0,9% nelle 20 principali città americane ma di un calo del 4,1% su base annua), accendere un mutuo non è mai stato così conveniente.

Secondo quanto si legge nelle consuete rilevazioni settimanali Freddie Mac il tasso medio di un mutuo a 30 anni a tasso fisso negli Usa è infatti calato per la prima volta da quando si tiene traccia di questo dato sotto la soglia del 4%, toccando il 3,94% la scorsa settimana dal precedente 4,01%. In calo anche il tasso dei mutui a 15 anni che sempre a tasso fisso è sceso al minimo storico del 3,26%.

Un’opportunità fantastica, per chi è in grado di coglierla, per acquistare casa negli States o farsi rifinanziare un mutuo ad un costo ben inferiore a quello che occorre pagare in Italia, dove ad esempio un mutuo a tasso fisso a 30 anni può costare a seconda dell’istituto da un Taeg minimo del 4,83% fino anche al 5,90%, mentre sulla scadenza dei 15 anni si oscilla dal 4,13% al 5,78%. Il che significa che 100 mila euro di mutuo in Italia a 30 anni portano ad un esborso di 189,532.88 euro (con rate mensili di più di 526 euro) nella migliore delle ipotesi, contro i 226,933.34 dollari (poco più di 630 dollari a rata, ovvero 473,7 euro) nell’ipotesi di un mutuo da 133 mila dollari sulla stessa scadenza, all’incirca equivalente come controvalore.

La differenza, in euro, è a valori correnti di circa 18.907 euro sull’arco di durata del prestito; una differenza non esattamente trascurabile che riflette, naturalmente, oltre alla debolezza del mercato immobiliare statunitense, su cui pesa un'eccesso di offerta legato alla messa in vendita di immobili pignorati a mutuatari che non sono più riusciti a rispettare le scadenze del proprio mutuo, tanto le attese dell’andamento del cambio euro/dollaro quanto i timori legati alla crisi del debito europeo che attualmente penalizzano paesi come l’Italia percepiti come maggiormente rischiosi da parte degli investitori.

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Commenta 06 ottobre 2011 17:45
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