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Funding, ma quanto mi costi?

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 12/10/2011 10:29

Gli istituti del nostro Paese alle prese con la crisi del debito e i mercati sottosopra

A luglio, gli stress test europei hanno visto i nostri istituti superare l’ipotesi di uno scenario avverso sacrificando meno capitale delle concorrenti. Le nostre banche sono anche piene di buona volontà. Oggi il dilemma è legato alla liquidità e la colpa non è loro. In due mesi e mezzo, la crisi europea del debito e il suo contagio ai danni del Bel Paese hanno fatto schizzare i rendimenti e lo spread dei titoli di Stato costringendo le banche, per correlazione, a sostenere costi più elevati nella raccolta. Il tema è stato al centro del nono Pan European Banking Meeting a Mestre. L’appuntamento, organizzato da Banca Ifis con Assiom Forex, ha visto confrontarsi quest’anno gli operatori di Assiom Forex e Aci-The International Financial Market Association, l’Associazione bancaria italiana, la Banca d’Italia e l’Eba, l’ente europeo che coordina gli stress test.

Tutti d’accordo nel riconoscere l’affidabilità del sistema bancario italiano, ma pronti anche a puntare il dito contro le incertezze della politica, a livello europeo ma non solo, nel tentativo di abbattere gli spread. L’avvertimento è che gli elevati costi del funding, una volta scaricati sul credito, potrebbero andare a intaccare un ingranaggio vitale per l’economia. La liquidità non sembra essere un problema per Banca Ifis, che il 30 settembre scorso ha visto il suo conto Rendimax tagliare il traguardo degli 1,5 miliardi di raccolta, con una crescita del 20% da inizio anno. Il conto deposito offre scadenze a partire da un mese e interessi fino al 4,57%, e nella forma libera il 2,5%. Il successo, giurano da Banca Ifis, è frutto del passaparola dal momento che la banca ha preferito rinunciare a costose campagne pubblicitarie.

Anche sul lato del lending, l’amministratore delegato Giovanni Bossi non vede per ora segnali di crisi. “Continuiamo ad assicurare alle piccole e medie imprese supporto finanziario”, ha detto a SOLDI. Un’attività che avviene principalmente attraverso il factoring, ossia la presa in gestione dei crediti delle aziende. “Anni fa, ci siamo posti l’obiettivo di fornire questo servizio, solitamente destinato alla grande industria, anche alle piccole e medie imprese. Considerato il momento difficile in questo segmento, ci siamo ulteriormente focalizzati sulle piccolissime. Con ciò, producendo un effetto di mitigazione del rischio di credito”. Banca Ifis aveva già allargato la sua offerta alla grande impresa, in particolare nel settore farmindustriale. L’istituto, che conta venticinque filiali in Italia, è presente anche nell’Europa dell’est e in India con una joint venture per lo sviluppo del factoring nel Paese emergente. Ciò non toglie, ammonisce anche il numero uno Bossi, che il contesto attuale potrebbe spingere le banche a ridurre gli impieghi verso imprese e famiglie: “Servono sforzi da parte di tutti”.

Gianfranco Torriero, direttore centrale e responsabile strategie e mercati finanziari dell’Abi, osserva come le banche continuino a fare la loro parte. Ora, però, si attende che la politica batta un colpo. In Italia “servono misure strutturali per la crescita” e nell’area euro “è giunto il momento di ragionare con un vero spirito europeista”, dice Torriero a SOLDI. “Gli stress test hanno dimostrato che gli istituti italiani sono resistenti e dunque solidi. Con le recenti ricapitalizzazioni, inoltre, le esigenze dettate da Basilea 3 sono passate dai 40 miliardi stimati nel giugno 2010 a 20 miliardi di nuovi capitali.

Da alcune settimane, però, si pone la sfida della correlazione esistente fra i tassi pagati dai titoli di Stato e i costi di autofinanziamento affrontati dalle banche”. Su questo fronte, spiega il direttore centrale dell’Abi, “siamo dalla parte di Confindustria, di cui sottoscriviamo in pieno il progetto proposto per la crescita. L’Italia è un Paese solido, con un basso indebitamento complessivo, ma incapace di crescere. Le banche, in qualità di intermediario, sono inserite nel sistema e danno volentieri la loro disponibilità: non hanno avuto bisogno di essere salvate e con la moratoria sui mutui hanno liberato capitali per 15 miliardi. Oggi servono misure che siano credibili. La crescita, oltre ad abbattere il debito e il deficit pubblici, farebbe ripartire l’economia e aumenterebbe la redditività. Ai mercati, che si basano su fiducia e aspettative, occorre lanciare segnali coerenti”.

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Commenta Alessandro Bonini | 12 ottobre 2011 10:29
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