L’importanza del rating
Rimane uno strumento essenziale di valutazione delle gestioni
Le novità fiscali e le profonde oscillazioni dei mercati hanno caratterizzato l’estate 2011, stimolando l’approfondimento sui metodi di valutazione dei fondi. È ormai cambiata, da luglio, la legislazione sulla tassazione dei fondi comuni e delle sicav italiane, con un processo di allineamento al sistema già applicato agli strumenti di diritto estero. Come a molti è noto, prima di tale data vi era una differenza importante di trattamento fiscale tra i prodotti di diritto italiano e quelli concorrenti esteri o “estero vestiti”.
I primi infatti pagavano l’imposta sul cosiddetto capital gain immediatamente, giorno per giorno, sotto forma di credito/debito attribuito direttamente sul patrimonio del fondo. Per gli altri, da sempre l’imposizione grava sul sottoscrittore e viene valorizzata solo al momento della vendita delle quote, con effetti rilevanti nella valutazione dei risultati. Se l’imposta pagata durante la maturazione riduceva le performance positive, il credito di imposta che si generava nelle fasi di perdita conteneva, parimenti, anche quelle negative. Il sistema Bluerating ha sempre adottato, per questo motivo, un sistema di normalizzazione delle performance che tiene conto delle importanti differenze a livello fiscale nella valorizzazione delle quote fino all’interventuta modifica legislativa.
L’attribuzione del rating, non solo nel nostro sistema di valutazione, si basa su analisi su un arco temporale di almeno tre anni per cui, sebbene progressivamente, i dati più vecchi avranno un’incidenza sempre meno importante, le rettifiche sui dati meno recenti continueranno ad avere un ruolo fondamentale ancora per qualche anno. Oltre alle modifiche di tipo fiscale, l’estate 2011 ha inaugurato una nuova stagione di turbolenza su tutti i mercati e in particolare ha reso molto più aleatorie le previsioni.
L’elemento più critico di questa fase non è tanto l’aleatorità dei trend, che non è una novità, ma l’estrema difficoltà nel collocare stabilmente gli asset nelle classi di rischio. Cambiano infatti in maniera repentina non solo i movimenti dei mercati, ma mutano strutturalmente la loro volatilità e, conseguentemente, il rischio atteso, che ha un ruolo fondamentale nelle scelte di asset allocation e gestione di portafoglio. In questo contesto, le capacità dei gestori sono messe a dura prova e può emergere l’abilità di chi è in grado di cogliere in maniera corretta gli scenari e i mutamenti in corso.
Se è vero che nelle gestioni più flessibili questo fenomeno dovrebbe essere più marcato, nessuna gestione attiva può esserne immune dal momento che l’imprevedibilità attraversa tutte le dimensioni di portafoglio, dall’esposizione geografica a quella settoriale, dalle valute alle variabili macroeconomiche. Il rating mantiene dunque la sua importanza come strumento di valutazione non solo per i giudizi attribuiti alle gestioni ma anche, e forse soprattutto, nella loro dinamica.
In quest’ultima parte dell’anno assumono un particolare interesse i mutamenti che avvengono nelle classifiche, che potrebbero appunto far emergere i fondi che meglio stanno affrontando le difficili condizioni di mercato. Tra questi prodotti, alcuni fanno sicuramente parte del gruppo di quelli che hanno scalato le classifiche e ottenuto questo mese le 5 corone.


