Le materie prime si raffreddano
A Milano, nella sezione dedicata agli Etc/Etn, sono stati i prodotti sui metalli preziosi a tenere banco
Il “panic-selling” che ha travolto i mercati finanziari non ha fatto prigionieri. Le vendite hanno investito anche il settore delle materie prime. Se a far scendere le azioni sono i tanti dubbi macro e micro che attanagliano Europa e Stati Uniti, per le materie prime si tratta per lo più di un sell off motivato dalla necessità di creare liquidità, con gli investitori che ovviamente vendono a mani basse le posizioni in guadagno per coprire i “buchi” sul resto del portafoglio. L’ondata di vendite quindi ha travolto sia il settore dei metalli industriali che quelli preziosi così come le commodity agricole. L’oro in poche sedute è crollato fino a 1.600 dollari l’oncia rispetto i 1.900 dollari di inizio settembre.
L’argento ha fatto ancora peggio, passando rapidamente da 40 a 29 dollari, con perdite a due cifre. Male anche il rame, che scende sotto i 7.280 dollari la tonnellata a causa del venire meno di acquisti cinesi, uno dei driver che tiene alto l’interesse per il metallo rosso. Sul fronte energetico, la paura per un “double dip” americano lascia gli investitori del petrolio alla finestra. Il Wti rimane sotto gli 80 dollari al barile, mentre il Brent si muove di pochi “bucks” sopra i 100 dollari al barile. Tra gli agricoli tiene il mais, che scende da 780 a 620 dollari il bushel ma fa meglio del resto del mercato.
A Milano, nella sezione di Piazza Affari dedicata agli Etc/Etn sono i prodotti su oro e argento a tenere banco. L’Etfs Phisical Gold di Etfs Securities è il prodotto più scambiato, a conferma dell’interesse del mercato per i movimenti dell’oro. L’Etc cede lo 0,70% nella settimana, mentre il saldo da inizio anno rimane positivo di oltre 24 punti percentuali. Ben diverso il calo registato dai prodotti sull’argento. Il DB Phisical Silver ETC cede il 12,94% nell’ultima settimana. Male anche l’Etfs Phisical Silver che cede il 21% in cinque sedute. Tra gli agricoli, l’Etfs Sugar perde il 7,38% nell’ultimo mese, mentre a dodici mesi il rendimento è ancora positivo del 22 per cento.


