Ops, mi si è ristretto il lingotto
L’oncia rialza la testa e si conferma bene rifugio. Ma non va oltre quota 1.700 dollari
La direzione dell’oro è sempre più legata alle decisioni politiche di Europa e Stati Uniti. Se infatti nel Vecchio Continente dovesse tornare il sereno sui titoli di Stato, difficilmente l’oro potrà mantenersi sui valori attuali ed eventuali scossoni al ribasso non mancheranno certamente. Già all’inizio di settembre il mercato ha capito che dell’oro non c’è da fidarsi, nemmeno in tempi bui come quelli che stiamo vivendo. L’oncia di oro infatti è precipitata da 1.900 dollari a 1.500, insieme ai principali listini azionari globali e perdendo così in parte lo status di bene rifugio dalle tempeste finanziarie.
Nonostante la visibilità sull’oro nel breve rimanga di difficile interpretazione, le banche centrali continuano ad acquistare a mani basse. Il presidente dell’Istanbul Gold Exchange infatti ha detto sulla stampa locale che la Turchia importerà circa 70 tonnellate d’oro nel 2012, un livello pari alle 69 tonnellate del 2011 ma in netto rialzo rispetto alle 43 tonnellate del 2010. La domanda - come sempre negli ultimi anni - non viene tanto dall’industria orafa bensì da investitori bramosi di diversficare sul metallo prezioso.
Secondo l’ufficio studi di Barclays, la domanda di oro fisico rimane forte in tutto il mondo e i riscatti sugli Exchange traded products (Etf, Etn, Etc) sono rallentati nell’ultima settimana. A Milano, in questo mese, a ridere sono solamente gli investitori che hanno puntato contro il metallo prezioso. Dei tre Etc Short presenti a Piazza Affari, il DB Monthly Short Gold Euro Hedged Etc è il prodotto che guida i guadagni con un progresso del 13,63%. Seguono l’Etc di Lyxro (+12,93%) e l’Etfs Short Gold (+10%).


