2012, chi prevede di più
Le attese di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mps e B. Popolare
Dopo una serie di previsioni pesantemente negative - prima fra tutte quella del Fondo monetario che ha stimato per l’Italia una frenata del 2,2% del Pil - c’è chi inizia a lanciare segnali di cauto ottimismo. Sono gli economisti di UniCredit, che vedono all’orizzonte qualche squarcio nonostante il persistere di nubi ancora pesanti. Pur ritenendo le affermazioni degli uffici di studi e ricerche quanto di più puntuale si possa avere in questo momento in termini di stime, per decidere come e quando investire è indispensabile conoscere le ipotesi intorno a cui si è creato il maggiore consenso. Proviamo quindi ad accostare tra loro gli outlook sfornati dalle banche nazionali per capire come si muoveranno le variabili principali dell’economia nell’anno in corso.
Mps: recessione sì, ma meno marcata del previsto
Secondo le analisi dell’area research di Banca Monte dei Paschi di Siena, per molti Paesi dell’area euro si prospetta un anno caratterizzato da un forte rallentamento economico. Non solo per i periferici, su cui pesa l’effetto delle manovre restrittive per il consolidamento dei conti pubblici, ma anche per Francia e Germania: mentre la prima chiuderà l’anno in negativo a causa di un rallentamento dei consumi finali nazionali, la seconda sta assistendo a una forte decelerazione delle vendite all’estero. L’Italia invece vedrà una riduzione del Pil pari all’1,1% a causa soprattutto di una debole domanda interna. Di fatto il Paese è in recessione, come conferma il dato sul Pil nel terzo trimestre del 2011 (- 0,2% trimestre su trimestre) e il trend negativo di produzione, ordinativi e consumi. Particolarmente penalizzanti per l’economia anche le tre manovre restrittive - le due estive più quella di Mario Monti - che peseranno sul Pil dei prossimi tre anni per il 3,1%, il 4,9% e il 5,2% rispettivamente. L’80% degli interventi in programma per il 2012 prevede infatti maggiori tasse, con un evidente impatto negativo sui consumi delle famiglie, che per l’anno in corso sono attesi in calo dello 0,9%. Anche nel caso in cui il decreto cresci Italia produca effetti positivi, l’ipotesi della recessione per il 2012 resta confermata, malgrado la caduta in questo scenario possa risultare meno marcata (- 0,6%).
Banco Popolare: nessuna deflagrazione dell’eurozona
Gli analisti del Banco Popolare partono dall’assunto che i meccanismi di contrasto dispiegati lungo tutto l’ultimo anno, tra cui la massima espansività delle condizioni monetarie assicurata dalla Bce, siano sufficienti a garantire la tenuta dell’Unione e il graduale allentamento delle tensioni. L’ipotesi di rottura dell’area e di fine dell’euro viene valutata molto improbabile. Nello scenario centrale, secondo gli economisti, nessuna delle economie dell’eurozona potrà evitare una condizione di recessione tecnica. I sentieri che verranno percorsi dai maggiori sistemi risulteranno però diversi: la Germania è l’unico Paese in grado di aumentare il prodotto nel 2012; al contrario, il Pil si contrarrà in Francia e in Italia registrando una stagnazione anche nel 2013 e il ritorno a una moderata crescita non prima del 2014. In questo quadro di debole congiuntura, l’evoluzione dei prezzi è improntata a uno scenario disinflazionistico: a metà 2013, l’inflazione sfiorerà l’1%, ma non si segnalano rischi di deflazione.
Intesa Sanpaolo: 2012/2013, un biennio molto difficile
Secondo il team di ricerca di Intesa Sanpaolo, è molto probabile un’ulteriore flessione del Pil del nostro Paese nella prima metà del 2012. Anche per il 2013 la ripresa dell’attività economica si farà attendere. Tuttavia, i ricercatori hanno individuato alcuni fattori di crescita: l’anno prossimo, il commercio con l’estero potrebbe continuare a dare un contributo positivo al Pil in quanto la stretta fiscale colpirà principalmente la domanda interna determinando un ampliamento del ritardo di crescita rispetto al resto del mondo. Il contributo positivo degli scambi con l’estero tuttavia avverrà all’interno di un quadro di rallentamento per entrambi i flussi commerciali.
L’import dovrebbe contrarsi (la stima è pari a -1,8% in media d’anno nel 2012), mentre l’export potrebbe evitare un segno negativo (0,3%). A essere colpiti saranno innanzitutto i consumi delle famiglie, che subiranno una flessione prossima a quella del Pil (-0,8%). Infatti, il 2012 dovrebbe essere il quinto anno consecutivo di flessione del reddito disponibile delle famiglie in termini reali (è attesa anzi un’accelerazione al ribasso a - 2,4% dal -0,5% di quest’anno), e non è da escludere che si possa vedere un segno meno anche nel 2013. Rivisto verso l’alto anche il profilo di inflazione, anche a causa degli ulteriori rincari dell’Iva. La media per il 2012 dovrebbe vedere un Cpi al 2,6% dal 2,8% di quest’anno. Il profilo mensile potrebbe vedere un calo verso la metà del 2012 (non tale comunque da portare l’inflazione sotto il 2%) e successivamente una nuova risalita proprio in relazione ai nuovi rincari delle imposte indirette (previsti dal primo settembre 2012).
UniCredit: verso un graduale miglioramento
Dopo una serie di nerissime previsioni, gli economisti di UniCredit: sono i primi a vedere rosa. In uno scenario che esclude il default della Grecia e mostra l’eurozona in crescita - sia pure contenuta - allo 0,6%, il nostro Paese potrebbe agganciare la ripresa nel 2013 (+0,4%). Positive anche le stime sui livelli dello spread, che dovrebbe continuare a scendere nelle prossime settimane e tendere al livello di 300 punti nel corso del 2012. I bilanci del settore privato restano buoni nella maggior parte dei Paesi dell’eurozona, compresa l’Italia. La ripresa delle esportazioni è già iniziata in tutta la periferia dell’eurozona, con una tendenza destinata a proseguire. Se le previsioni sul Pil sono corrette, la ripresa dei mercati dovrebbe continuare. La mossa aggressiva della Bce sulla liquidità, attuata come primo step in dicembre, secondo UniCredit contribuirà positivamente. Gli spread dovrebbero diminuire e i titoli azionari recuperare. Dato che le banche godono di un maggiore accesso alla liquidità di Francoforte, sia in euro sia in dollari, la necessità di vendere attività denominate in valuta estera diminuirà, favorendo di fatto un ulteriore indebolimento dell’euro.


