Cinque buoni motivi per vendere
Il prezzo del rame ha toccato i massimi degli ultimi mesi. Ma la corsa sembra finita
Negli ultimi dieci anni il prezzo del rame è cresciuto senza sosta. Una corsa che trova il suo responsabile nella Cina, il gigante asiatico capace di fagocitare annualmente il 40% di tutto il rame estratto al mondo per saziare la fame del settore costruttivo interno. Una tale corsa non può durare all’infinito. Di seguito, indichiamo cinque buoni motivi per essere cauti sul prezzo del rame.
Primo, il mercato immobiliare cinese. Tutti sanno che la Cina e il settore costruttivo sono la fonte primaria che alimenta la corsa del rame. Cosa potrebbe succedere davanti a un rallentamento - se non a un crollo - del settore immobiliare asiatico dopo anni di crescita verticale? Lo scorso dicembre, ben 70 città in Cina hanno registrato prezzi in discesa per il terzo mese consecutivo. Anche il settore dell’edilizia popolare sembra in stallo, con 7 milioni di case programmate per il 2012 contro i 10 milioni del 2011. Secondo punto, le scorte in rialzo.
Le risorse di rame cinesi sono ai massimi, con oltre 300mila tonnellate di materia prima in stock al quarto trimestre del 2001. Poi c’è da considerare la politica monetaria espansiva. Finché i tassi in Cina rimarranno elevati, gli importatori di rame possono usare la materia prima come collaterale per chiedere finanziamenti. Ora che il governo cinese ha fatto capire che allenterà la morsa del credito per sostenere l’economia, anche il rame cesserà di svolgere il ruolo di garanzia. Anni di forte domanda di rame hanno creato scarsità di materia prima nei mercati fisici. Dal 2005 a oggi, il rame estratto nel mondo è stato inferiore a quello consumato. Tutto questo però cambierà nel 2014 quando, secondo Barclays, il surplus di materia prima sarà in eccedenza di 121mila tonnellate contro le 367mila di deficit del 2012. Attualmente, il rame scambia sul mercato Lme tra gli 8.000-9.000 dollari la tonnellata. Una soglia ostica che difficilmente verrà superata e oltre la quale rimane la barriera dei 10mila dollari la tonnellata.


