al via nuove centrali atomiche anche negli usa
E' il momento di puntare sull'uranio?
Il rialzo del prezzo del greggio e la crescente domanda di energia da parte di Cina, India e Russia gioca a favore di un rincaro delle quotazioni dell'uranio
E’ tempo di comprare uranio? Secondo qualche commentatore statunitense potrebbe anche essere, almeno per un paio di motivi. Primo, che pochi giorni fa dopo oltre trent’anni di sospensione di qualsiasi progetto sono stati approvati i lavori per due nuove centrali atomiche in Georgia che verranno realizzate da un consorzio guidato da Southern Co, secondo perché pare che persino un presidente della Federal Reserve (Richard Fisher, numero uno della Fed di Dallas) abbia inserito uranio tra gli investimenti dichiarati annualmente e finiti sotto i riflettori della Cnn.
Fisher in realtà ha un portafoglio del valore complessivo di 21 milioni di dollari ripartito come la gran parte degli investitori benestanti tra bond, azioni di società come Apple, Boeing, Coca-Cola e JetBlue e fondi comuni d’investimento. Ma accanto a questi valori mobiliari Fisher ha anche investito in 7 mila acri di terreno in Texas, Georgia, Iowe e Missouri, oltre ad aver acquistato quote per 1 milione di dollari di un fondo le cui quotazioni seguono quelle dell’oro (la Cnn nel riportare la notizia non precisa se si tratti di un ETF o di un fondo specializzato in titoli auriferi) e per altri 250 mila dollari in titoli di una società (Uranium Participation Corporation) le cui quotazioni seguono, come un ETF, le quotazioni dell’uranio.
Scommettere sull’uranio potrebbe infine essere una buona idea anche se pensate che l’economia del vostro paese sia destinata a non crescere o a crescere meno del potenziale per alcuni anni, visto che la domanda di uranio è vista in crescita in particolare da parte di paesi come Cina, India e Russia che di centrali intendono costruirne più d’una. Per la precisione la Cina conta di attivare altri 200 reattori nei prossimi anni, l’India almeno altri 60 e la Russia una cinquantina, per un totale superiore ai 300 reattori che si sommerebbe ai 440 impianti attualmente in funzione in tutto il mondo. E dato che neppure l’uranio è infinito (proprio come il petrolio, peraltro ritornato sopra la soglia dei 100 dollari al barile), il prezzo del combustibile delle prossime centrali potrebbe rivelarsi di gran lunga superiore alle quotazioni correnti.


