mediolanum torna a correre
Finmeccanica paga a caro prezzo la sconfitta in India
In luce UniCredit e Telecom Italia, mentre Impregilo perde colpi su voci di un possibile disimpegno dei Salini viste le difficoltà di un'intesa coi Gavio
Le (ennesime) voci di un “imminente” accordo, forse già entro la nottata, tra Atene e l’Iff sul tema della ristrutturazione del debito greco da un lato e tra i principali partiti politici greci sulle ulteriori misure di austerity (tra cui il taglio di 15 mila dipendenti e la riduzione del 20% del salario minimo) richieste dalla “troika” Ue-Bce-Fmi come precondizione per sbloccare il secondo piano di aiuti da 130 miliardi di euro fanno recuperare terreno sul finale alle borse europee e riportano in guadagno gli indici di Milano.
Così a fine giornata l’Ftse Italia All-Share è a 17.458,24 punti (+0,37%), l’Ftse Mib sale a quota 16.491,71 (+0,62%) mentre l’Ftse Italia Star resta in area 10.471,07 (-0,05%).
Tra le blue chip brillano UniCredit, che come Intesa Sanpaolo e Banco Popolare ha ieri portato a termine un buy-back di titoli subordinati per migliorare il proprio Core Tier 1, Telecom Italia, che si allontana ulteriormente dai minimi visti nelle ultime sedute legati al previsto taglio dei dividendi, Mediolanum, Intesa Sanpaolo e Lottomatica.
Perde invece terreno Impregilo, colpita dalle voci di un possibile disimpegno del gruppo Salini (che negli ultimi mesi aveva rastrellato una quota attorno al 15% del capitale di Impregilo) stante la difficoltà a trovare un’intesa col gruppo Gavio (recentemente divenuto azionista di maggioranza di Igli, cassaforte in cui sono presenti anche i Benetton che controlla il 29% di Impregilo).
Deboli anche Salvatore Ferragamo (di cui continua a parlarsi per l’affitto record di un negozio a Londra), Stm, che sconta l’accentuata debolezza del comparto dei semiconduttori in Europa e in America da un paio di giorni, Atlantia e Finmeccanica, che paga la sconfitta dell’Eurofighter nella gara per i nuovi caccia indiani (vinta dal Rafale proposto dalla francese Dassault, che venderà al paese asiatico 126 esemplari per quasi 9,6 miliardi di dollari a prezzi di listino), solo l’ultima di una serie di importanti gare perse dal 2009 a oggi.


