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Stangata S&P, cosa cambia per gli investitori?

creato da Daniel Settembre ultima modifica 28/02/2012 11:26

Fidelity Worldwide Investment ha commentato l’ultimo downgrade di Standard & Poor’s chiedendosi cosa cambia sui mercati per...

L’ultimo downgrade in ordine di tempo è stato quello di Standard and Poor’s, la cui scure si è calata sulla maggior parte dei Paesei dell’Eurozona, risparmiandone solo pochi (14 Paesi hanno ora un outlook negativo).

Ma gli investitori hanno imparato con il tempo, soprattutto negli ultimi mesi segnati dalla crisi dell’euro, a fare i conti con i frequenti giudizi delle tre big del rating, le tre sorelle d’oltreoceano: Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s, che hanno, a detta di alcuni, anche troppo ‘ascendente’ sull’andamento dei mercati finanziari.

L’ultima ricerca firmata Fidelity Worldwide Investment cerca di capire cosa cambia per gli investitori dopo l’ondata di declassamenti di S&P.

Decisione che più in generale mostra per Dominic Rossi, cio azionario che è in corso una “rideterminazione dei prezzi dei titoli del debito sovrano, iniziato con gli Stati sovrani più deboli come ad esempio la Grecia" e che oggi "si è spostato su emittenti obbligazionari più importanti”.

Se il taglio della tripla AAA di Francia e Austria non è stata una sorpresa, la decisione di S&P riaccende, comunque, i timori per il fondo salva-stati (Efsf), il cui rating AAA potrebbe finire sotto pressione sulla scia dei declassamenti dei Paesi garanti.

“Fortunatamente” recita lo studio società di gestione di fondi a livello internazionale “l'obbligazione di riferimento del Patto Europeo di Stabilità Finanziaria - con scadenza nel 2022 - non è stata oggetto di vendite significative e, su un mercato obbligazionario dove le alternative liquide scarseggiano, vi è motivo di ritenere che la domanda di bond Efsf possa tenere, come è accaduto alla domanda dei titoli di stato americani dopo il downgrade degli Stati Uniti”.

Secondo Andrew Wells, cio obbligazionario, che si sorprende dell’outlook negativo posto sulla Finlandia (la quale sotto molti punti di vista ha fondamentali più solidi di Berlino), “l’attenzione dei mercati si sposterà rapidamente verso gli organi sovranazionali e i meccanismi di supporto dell'Ue, in modo particolare il fondo salva-stati Efsf, dato che il declassamento influisce negativamente sulle garanzie di Francia e di Austria riducendo il potenziale del fondo. I downgrade potrebbero, inoltre, complicare il rapporto politico della Francia sia con la Germania che con il Regno Unito, data la diversa posizione in termini di rating”.

“Credo che un’eventuale debolezza dei titolidi stato italiani e spagnoli alla quale potremmo assistere” è l’opinione di David Simner, gestore obbligazionario europeo “sarà affrontata con ingenti acquisti da parte della Bce in modo da assicurare il corretto funzionamento dei mercati”.

“Complessivamente” conclude Dominic Rossi “vi sono le premesse perché l'euro continui a rimanere sotto pressione. La situazione negli Stati Uniti è invece più promettente, mentre i titoli azionari delle società cinesi sono in rialzo grazie all’allentamento della politica monetaria deciso dal governo di Pechino in seguito al rallentamento dell’inflazione”.
 

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Commenta Daniel Settembre | 16 gennaio 2012 19:05
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