btp in altalena, lo spread resta sopra i 500 punti base
Il tonfo di UniCredit affossa Piazza Affari
Male anche quasi tutti gli altri titoli bancari, mentre prosegue il volo di Fondiaria-Sai e Premafin in vista di un'alleanza col gruppo Unipol
Chiusura di giornata decisamente sottotono per Piazza Affari e le principali borse europee, nonostante il rallentamento dell’inflazione europea in dicembre che lascia sperare in ulteriori futuri tagli dei tassi da parte della Bce e risultati nel complesso discreti (con un calo dei rendimenti richiesti e un lieve aumento della domanda) per le aste di titoli di stato sia tedeschi (a 10 anni) sia portoghesi (a 3 mesi) che pure evidentemente non fanno rientrare i timori sul proseguo della crisi del debito europeo agli inizi di un trimestre che si preannuncia particolarmente impegnativo quanto a importi da rinnovare.
Anche per questo la seduta si rivela altalenante ma con una leggera prevalenza della lettera sul tratto a media-lunga scadenza sul secondario dei titoli di stato italiani: il rendimento del Btp a 2 anni scivola infatti sul 4,603% (dal 4,623% di ieri), mentre quello del Btp a 3 anni si conferma sui 551,4 punti base (dai 551,6 punti base precedenti), quello del Btp a 5 anni sale sui 593,6 punti base (dai 590,4 della vigilia) e quello del Btp a 10 anni termina a quota 693,9 punti base (dai 692 dell’ultima chiusura). Il differenziale Btp-Bund sui 10 anni resta così a sui 502 punti base della chiusura precedente, dopo un minimo intraday a 494 punti base.
Tornando a Piazza Affari, a fine seduta l’Ftse Italia All-Share cala a 16.146,17 punti (-1,67%), mentre l’Ftse Mib torna a quota 15.327,03 (-2,04%) e l’Ftse Italia Star si riporta in area 9.446,15 (-1,18%). Tra le blue chip riescono a guadagnare terreno Fiat Industrial (ma non Fiat, che secondo molti analisti non riuscirà a centrare l’obiettivo dei 6 milioni di vetture vendute a livello di gruppo nel 2014 nonostante l’ottimo andamento di Chrysler, che a dicembre ha visto le vendite negli Usa salire del 37% su base annua), Saipem, Impregilo, Salvatore Ferragamo e Tenaris, mentre UniCredit è il peggiore di tutti con un calo del 14,45% dopo l’annuncio del prezzo dell’aumento da 7,5 miliardi di euro (i diritti saranno scambiati in borsa dal 9 al 27 gennaio prossimi), a sconto del 43% rispetto alle quotazioni di lunedì, molto più di quanto previsto da analisti e mercato.
Male anche Mps, Intesa Sanpaolo, Azimut e Finmeccanica oltre che Bpm, nel cui capitale è apparso ieri ufficialmente il finanziere iatlo-americano Raffaele Mincione attraverso Capital Investment Trust (il cui fondo Time & Life detiene una quota pari all’8,267% del capitale, subito alle spalle della Investindustrial di Andrea Bonomi). Tra i titoli fuori dall’indice principale continua a far scintille Fondiaria-Sai (+7,76%), mentre il mercato specula su un matrimonio col gruppo Unipol che potrebbe prevedere anche l’ingresso in Premafin (che oggi ha chiuso a +28%) di Finsoe, azionista di riferimento della compagnia bolognese.


