In Cina il petrolio parla iraniano
Il Dragone sfrutta la crisi diplomatica tra Teheran e l’Occidente per strappare prezzi più bassi
La Cina ha aumentato le importazioni di petrolio iraniano del 30% nel 2011. Si tratta di oltre 550.000 barili al giorno, che fanno di Pechino il primo mercato per il greggio Iraniano. Ma cosa spinge i cinesi a rivolgersi a Teheran? Il prezzo del greggio sui mercati finanziari continua a mantenersi intorno alla soglia psicologica di 100 dollari al barile, con saltuari scivoloni intorno ai 98 dollari (Wti) e con uno spread tra Brent e greggio statunitense sempre sopra la soglia di 10 dollari al barile. Proprio l’elevato prezzo del petrolio è uno dei fattori più importanti per i cinesi, che visti gli 8,9 milioni di barili consumati ogni giorno, cercano di sfruttare al meglio l’attuale crisi diplomatica iraniana con Stati Uniti e Unione Europea per strappare prezzi più convenienti. Dal canto suo Teheran non ha molte alternative: stretta tra gli embarghi internazionali e l’esigenza di far quadrare i conti pubblici, vende la risorsa di cui maggiormente dispone al miglior offerente (o quelli rimasti). Ma trattare con i cinesi non è facile, soprattutto negli ultimi mesi, da quando cioè i rapporti tra i commercianti di Pechino e l’Iran si sono intesiti, con un conseguente calo delle importazioni cinesi di petrolio e un preannuciato taglio degli approvigionamenti per i mesi di gennaio e febbraio.


