nessun problema per i btp nonostante s&p's
Milano in rialzo: bene Fiat e Pirelli, male Unipol, Fonsai e Rcs
Giornata dai volumi in calo per la chiusura di Wall Street, con un rimbalzo dei ciclici e prese di profitto sui finanziari
Orfane di Wall Street (chiusa per il Martin Luther King’s Day) i listini europei aprono la giornata con grande prudenza ma poi chiudono in recupero dopo l’ennesima conferma che almeno sul breve termine non ci sono al momento problemi per i sovrani europei (oggi la Francia ha emesso 4,4 miliardi di bond a 12 mesi sia pura ad un tasso in crescita allo 0,156% annuo lordo contro lo 0,023% di due settimane or sono). Così a fine giornata lo spread Btp-Bund regge ed anzi stringe leggermente chiudendo a 485 punti base, mentre a Piazza Affari prevale il segno più, con l’indice Ftse Italia All-Share sui 16.036,38 punti (+1,16%), mentre l’Ftse Mib chiude a quota 15.220,98 (+1,40%) e l’Ftse Italia Star risale in area 9.538,82 (+1,24%).
Tra le blue chip guadagnano quota ciclici come Stm, Exor, Fiat e Pirelli & C. (che assieme a Fiat Industrial godono di una promozione da parte di Goldman Sachs sulla base della constatazione che nonostante le problematiche prospettive del mercato dell’auto in Europa le quotazioni attuali appaiono convenienti), ma anche Bpm, che secondo la stampa italiana starebbe cercando di evitare una class action sul prestito convertendo che finora ha causato pesanti perdite ai sottoscrittori e che intento beneficia di un upgrade da parte degli esperti di Intermonte (che pur confermando il giudizio “neutrale” portano il target price da 31 a 34 centesimi per azione).
Le vendite si concentrano su Mps, che nonostante le ripetute smentite della società resta per il mercato a “rischio-aumento” (come del resto Banco Popolare e Ubi Banca) e che come le altre banche coinvolte dovrà entro il prossimo 20 gennaio presentare a Banca d’Italia le sue proposte per arrivare a rafforzare il capitale e soddisfare così i requisiti richiesti dall’Eba. Male anche Buzzi Unicem, A2A, Parmalat e Azimut. Tra i titoli sotto i riflettori anche Rcs Mediagroup (-3,8%), su voci di una possibile cessione della controllata francese Flammarion che potrebbe consentire di evitare un aumento di capitale che altrimenti le probabili pesanti svalutazioni delle attività in Spagna renderebbero quasi inevitabile.
Segno meno anche per Unipol e Fondiaria-Sai (-5% abbondante), su prese di profitto mentre sembra sempre più chiaro che dal matrimonio tra le due compagnie a guadagnare saranno soprattutto la famiglia Ligresti (che vendono a premio la propria quota di controllo detenuta tramite Premafin, anche oggi in lieve rialzo) e le banche creditrici, UniCredit e Mediobanca in testa, non certamente gli azionisti di minoranza dei due gruppi.


