btp ancora in recupero, spread coi bund sfiora la soglia del 4%
Milano tira il fiato in attesa di novità nel fine settimana
Prese di profitto su bancari e titoli ciclici, bene lusso e hightech. Finmeccanica spera in nuove relazioni con gli Usa, Ferragamo festeggia la trimestrale
Chiusura di giornata negativa a Milano per il prevalere di prese di profitto in vista di un weekend che potrebbe vedere la firma dell’intesa sulla ristrutturazione volontaria del debito greco. A fine seduta l’indice Ftse Italia All-Share si riporta 16.853,81 punti (-1,06%), l’Ftse Mib cala a quota 15.946,87 (-1,02%) mentre l’Ftse Italia Star resiste in area 10.050,44 (+0,24%).
Da parte loro i Btp sfruttano la buona accoglienza riservata stamane all’asta Bot che ha assegnato 11 miliardi di euro di titoli a 6 e 12 mesi a tassi in calo e con una discreta domanda in crescita sulla scadenza annuale, così a fine giornata il Btp a 2 anni vede il rendimento calare appena al di sotto del 3,56% (dal 3,59% di ieri), il Btp triennale è poco sopra il 4,29% ( dal 4,34%) e il quinquennale chiudere sotto il 4,77% (dal 4,90%), mentre il Btp decennale termina appena sotto il 5,90% (dal 6,05% di ieri) e lo spread coi Bund si riporta sui 404 punti base, dai 418 punti base della vigilia.
Tra le blue chip si mette in luce Salvatore Ferragamo che guadagna oltre il 7,2% grazie a una buona trimestrale, davanti a Tod’s, Stm (che rimbalza dopo il calo della vigilia), Ansaldo Sts e Finmeccanica (con gli investitori che sperano in migliori rapporti con l’amministrazione Obama ora che sono stati rinnovati i vertici della controllata statunitense DRS Technologies). In rosso molti finanziari, per lo scattare di prudenti prese di profitto alla vigilia dell’ennesimo fine settimana “forse decisivo” per la sigla di un’intesa sulla ristrutturazione “volontaria” del debito greco.
Male anche i ciclici, così tra i più deboli oggi si notano UniCredit, Fiat, Buzzi Unicem, Bpm e Mps, che sembra infine scontare la conferma della riduzione progressiva delle quote finora in mano a Francesco Gaetano Caltagirone, nonché le incertezze in tema di una possibile ricapitalizzazione da 3,2 miliardi che verrebbe a cadere proprio quando Fondazione Montepaschi si trova nella necessità di ridurre il suo peso (attualmente pari al 49,16%) di un 15% circa nell’ambito della rimodulazione del proprio indebitamento.


