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l'oro nero continua a risentire delle tensioni geopolitiche

Morgan Stanley: materie prime, manca ancora la luce verde

creato da Luca Spoldi ultima modifica 21/02/2012 16:38

Prospettive migliori per oro, mais e soia mentre non c'è particolare ottimismo per zucchero, petrolio e metalli industriali

Ancora nessuna luce verde per i prezzi delle materie prime secondo gli analisti di Morgan Stanley, secondo cui il prezzo del Brent sta salendo per le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la riduzione della produzione in Sudan, che sembra abbiano portato la Cina a cercare sul mercato alternative per almeno 550 mila barili giornalieri e gli stessi stati europei a guardare con più attenzione alla produzione del Mare del Nord.  

Tuttavia, spiegano gli esperti americani, “riteniamo che le tensioni potrebbero calare dato che l'Iran e la Cina debbono venire a patti sulle esportazioni di petrolio e che l’Iran si aspetta di vedere un aumento significativo delle spedizioni verso la Cina”. La speranza di rinnovate trattative con l’Occidente potrebbe anche contribuire ad alleviare le preoccupazioni geopolitiche nel prossimo futuro, aggiungono gli esperti, “ma ci aspettiamo che la retorica resti riscaldata in vista delle elezioni parlamentari (iraniane, ndr) di marzo, come minimo”.

Per quanto riguarda i metalli industriali, il mercato sembra soffrire della mancanza di evidenza della ripresa dell’attività industriale cinese dopo i festeggiamenti per il capodanno lunare, cui si sommano crescenti incertezze circa l’andamento della crescita nell’area dell’euro. Tuttavia i dati macroeconomici migliori del previsto giunti dagli Stati Uniti dovrebbero contribuire a stabilizzare le quotazioni ora che anche il rame è stornato rispetto ai recenti massimi degli ultimi cinque mesi.

L’oro dopo un avvio dell’anno in deciso rialzo “si è bloccato in quanto gli investitori attendono una maggiore chiarezza” sull’esito della crisi del debito greco, della cui incertezza risentono anche le quotazioni dell’argento. Sono comunque giudicate incoraggianti le statistiche del World Gold Council di questa settimana relative alle riserve in oro detenute dalle banche centrali, “aumentate di oltre il 500 tonnellate negli ultimi due anni, soprattutto sui mercati emergenti, mentre le vendite si sono ridotte a livelli insignificanti”. Gli stessi fattori che hanno spinto questa tendenza, “ossia il desiderio di diversificare la composizione delle riserve valutarie”, secondo gli esperti di Morgan Stanley “restano in vigore” e dunque potranno supportare ulteriormente le quotazioni dei preziosi.

Da ultimo per quanto riguarda le derrate agricole, il focus del mercato si sta spostando dal mais ai fagioli dopo che le esportazioni settimanali statunitensi di mais hanno raggiunto il più massimo dalla fine di ottobre, mentre anche i prezzi del grano sono saliti dopo la notizia di un possibile rallentamento delle esportazioni ucraine per il resto della stagione. In crescita sono viste anche le quotazioni della soia, grazie all’ottimismo sull’andamento delle esportazioni statunitensi e i timori per la siccità in corso nel sud del Brasile.

Nel complesso le prospettive sembrano agli uomini della banca d’affari americana particolarmente positive per l’oro, il mais e la soia, nell’ordine, mentre per metalli industriali (come lo zinco o il nickel), lo zucchero, il petrolio e il gas naturale non sembrano esservi particolari motivi per sperare in ulteriori rialzi delle quotazioni.

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