Mps: mercato dell’arte in chiaroscuro, l’attenzione si sposta in Cina
La crisi nel 2011 ha inciso sulla liquidità e sui tassi di invenduto; si impone maggiore prudenza e selezione anche in questo settore...
Il mercato dell’arte non sta vivendo un periodo brillante. La crisi ha investito anche questo settore nel corso del 2011, incidendo sulla liquidità e sui tassi di inveduto.
A scattare la fotografia è stato l’undicesimo Art Market Report, elaborato dall’area research di Banca Monte dei Paschi di Siena, che riassume i risultati del secondo semestre del 2011. Dati che confermano “la fase riflessiva che sta attraversando il mercato che da una parte sconta il mancato allineamento degli esiti del secondo semestre con le aspettative, dall’altra una persistente scarsa liquidità, soprattutto nelle piazze storiche di New York e Londra”.
Inoltre, lo studio rileva come l’Asia stia erodendo importanti quote di mercato soprattutto negli Usa. Sola eccezione europea Londra che è riuscita a mantenere la quota del proprio fatturato. Il mercato dell’arte asiatico (sintetizzato all’indice Mps Asian Global Index) ha mostrato infatti una variazione positiva di quasi il 40% rispetto all’anno precedente.
La ripartizione geografica si nota anche per il tasso di invenduti: è ancora l’Asia a mostrare dati nettamente più bassi.
Nel dettaglio, il comparto che ha subito maggiori perdite è quello del segmento dell’arte contemporanea (Mps Art Post War Index), mentre continua a crescere l’Mps Art Old Master e il 19° sec. Index, con circa il +21% sull’anno precedente, ribadendo la funzione di bene rifugio svolta dall’arte antica.
Tra le arti minori il segmento più importante è rappresentato da gioielli e orologi, le cui aste spiccano per gli elevati fatturati medi e che in totale pesa per il 15,9% sul fatturato complessivo. Segue il comparto sculture e arredi che in un anno raddoppia la sua quota sul fatturato internazionale (+99,5%).


