Oro in altalena? Colpa degli etf
Il prezzo del lingotto dipende dalla finanza più che dalle regole di domanda e offerta
Predire il movimento dei metalli preziosi è cosa ardua soprattutto in un mercato dove l’enorme spostamento dei capitali riesce a influenzare anche l’andamento dei corsi, facendo saltare tutte le regole di domanda e offerta. Storicamente i grafici dell’oro ci dicono una sola cosa: il metallo giallo sale e continuerà a salire. Ma esistono diversi fattori esogeni che oggi possono influenzare le regole di mercato. I miliardi di dollari parcheggiati nei vari fondi ed etf con sottostante oro o altre materie prime sono in grado di influenzare i corsi del metallo molto più di quanto si possa pensare. I singoli investitori e le grandi società di investimento non comprano oro fisico, ma iniettano risorse nei veicoli finanziari per “scommettere” su un’eventuale salita o discesa del prezzo dell’oro.
Naturalmente questo è lo scenario per investitori e trader, dato che l’unico modo per fare soldi sul mercato si basa sul prezzo degli asset, materie prime o azioni che siano. Se il mercato ipoteticamente non creasse questi “sali e scendi” e rimanesse costante, Wall Street sarebbe costretta a chiudere nel giro di qualche mese. Ma l’aumento dei prezzi di un sottostante, l’oro per esempio, può avere effetti disastrosi per altri settori diversi dal finanziario. La gioielleria, per esempio, negli ultimi anni ha dovuto assorbire l’enorme impennata di oro e platino con effetti facili da immaginare sul prezzo dei prodotti finiti. Alcuni produttori hanno già cominciato a sostituire l’oro con l’argento e offrono gioielli di qualità inferiore pur di non essere espulsi dal mercato.
Niente di tutto ciò (ovviamente) scalfisce gli investitori di Wall Street, a meno che questi non abbiano in portafoglio aziende quotate legate al mondo della gioielleria (molte delle quali non si sono ancora riprese dal crash del 2008). Secondo molti, Wall Street starebbe creando l’ennesima bolla finanziaria (dopo le dot.com e il mercato immobiliare) attraverso strumenti “facili” e in grado di catalizzare miliardi di dollari di investimenti che nonfanno altro che soddisfare la smania di profitti del mercato e degli investitori. Quindi la risposta alla domanda se l’oro toccherà i 2.000 dollari l’oncia nel 2012, dovrebbe essere negativa se riflettiamo sul fatto che nessuno usa nella vita di tutti i giorni più oro di quanto faceva in passato. Ma potrebbe anche essere positiva, se pensiamo che Wall Street ha tutto l’interesse a veder salire il prezzo dell’oro così da poter remunerare i milioni di investitori attivi su questo asset. Dall’altra parte i gioiellieri vorrebbero che il prezzo del metallo giallo si stabilizzasse per poter tornare a offrire prodotti di qualità a prezzi più interessanti di quelli attuali. Chi avrà ragione?


