atlantia in luce, nuovo regime tariffario non la riguarderebbe
Piazza Affari prudente, Btp in ulteriore recupero
UniCredit conclude l'aumento di capitale tra scambi record e prezzi in leggero calo, bene Mps e Finmeccanica, deboli Mediobanca e i titoli dell'energia
Finale di giornata prudente a Piazza Affari dove l’indice Ftse Italia All-Share chiude sui 16.524,88 punti (-0,06%), mentre l’Ftse Mib cala a quota 15.632,06 (-0,13%) e l’Ftse Italia Star risale in area 9.820,71 (+0,56%).
Mentre gli occhi degli investitori restano puntati sulla Grecia in vista della conclusione (data per imminente) delle trattative per la ristrutturazione del debito sovrano (ristrutturazione che potrebbe comportare una perdita per i bonholder del 65%-70% e non del 50% in caso di swap delle emissioni in essere con un titolo a 30 anni step up con cedola iniziale attorno al 3,1% e finale sul 4,7%), sul mercato secondario italiano si consolidano i recuperi dei titoli di stato italiani, col Btp a 2 anni che vede il rendimento calare al 3,85% (dal 3,99% di ieri), quello a 3 anni che rende stasera il 4,64% (dal 4,80%) e quello a 5 anni sul 5,175% (dal 5,35%). Il decennale vede a sua volta il rendimento calare al 6,25% dal 6,37%, con uno spread rispetto ai Bund tedeschi di pari durata che si riduce a 432 punti base dai 451 di ieri.
Tra le blue chip torna a correre Finmeccanica, ben impostata graficamente, davanti a Mps, che continua a puntare su conversione dei bond “fresh” e cessioni (di Consum.it e altre partecipazioni non core) per rafforzare il capitale senza ricorrere a nuovi aumenti, Atlantia (che beneficia delle indiscrezioni secondo cui il nuovo regime tariffario si applicherà solo alle nuove concessioni), Parmalat e Impregilo.
In rosso finiscono Mediobanca, Saipem, Generali, Tenaris e Snam Rete Gas, per cui pare ormai certa la separazione proprietaria da Eni. UniCredit, all’ultimo giorno di trattazione dei diritti (terminati in calo dello 0,59% a 2,712 euro) relativi all’aumento di capitale da 7,5 miliardi (che sarebbe stato sottoscritto oltre il 95%) chiude in calo dell’1,5% tra scambi molto elevati, pari ad oltre l’11% del capitale.


