Soldi, soldi, tanti (troppi) soldi
Per Franco Benini di Copernico sim agire sul patrimonio potrebbe anche essere nocivo
Nel tentativo di formulare ipotesi di scenario, SOLDI ha contattato diversi esperti che hanno preferito non sbilanciarsi nel timore di essere smentiti nel giro di breve tempo (ricordiamo che mentre andiamo in stampa i board delle banche interessate dalle richieste di ricapitalizzazione stanno elaborando i piani da presentare all’Eba). Non ha invece esitato a fornirci il suo punto di vista Franco Benini, responsabile dell’ufficio studi di Copernico sim.
Benini, la sua opinione?
Le richieste dell’Eba alle banche italiane hanno avuto un influsso negativo sulle quotazioni dei rispettivi titoli. Gli aumenti di capitale resi necessari dalle richieste dell’autorità bancaria europea si sono diluiti in qualche caso in maniera molto evidente nei cali generalizzati dei prezzi delle azioni. Se a questo si aggiunge l’effetto del ridimensionamento dei rating dei debiti sovrani, arriviamo a una situazione nella quale le recenti azioni sui patrimoni delle banche sembrano poco utili a un osservatore ottimista e dannose a tutti gli altri.
Tra gli istituti quotati le situazioni più critiche riguardano UniCredit e Montepaschi.
Nel primo caso stiamo vivendo in questi giorni il faticoso effetto dell’aumento di capitale. I grandi azionisti riluttanti, i piccoli ai limiti della rivolta, il valore del titolo che di fatto ha già annullato sulla capitalizzazione l’effetto dell’aumento sottoscritto, la politica di dividendi stravolta. Dato il risultato e il confronto con il gruppo Intesa Sanpaolo, che non essendo interessato dai richiami dell’Eba ha in qualche modo tenuto sui mercati, non sorprendono le dichiarazioni del management degli altri istituti in odore di aumenti di capitale. Montepaschi per bocca del nuovo amministratore delegato in pectore dichiara di non avere alcuna necessità di ricorrere ad aumenti di capitale, lo stesso dicasi per Ubi e Banco Popolare, che dichiarano intenti del tutto simili. Come dare torto a queste dichiarazioni? Le agenzie di rating e l’insufficienza percepita negli interventi concordati a livello internazionale mettono a durissima prova la stabilità degli asset delle banche italiane, sotto forma di titoli di stato domestici. In questa situazione, bastano un paio di giorni di mercato nervoso e il faticoso aumento di capitale si volatilizzerebbe.
Resta da capire come le banche coinvolte potranno far fronte alle richieste dell’Eba e cosa succederà se qualche istituto non dovesse essere in grado di adempiere. Lei che cosa si aspetta?
L’impressione generale, volendo evitare qualsiasi dietrologia, è quantomeno di uno scarsissimo coordinamento tra le autorità internazionali che traspare in contrasti anche evidenti tra l’Eba, la Banca centrale europea e i responsabili economici dei Paesi europei. In tutto questo, i piccoli azionisti sono del tutto privi di tutele e per i recenti investimenti sui titoli bancari è difficile fare qualsiasi previsione. Auguriamoci almeno che questi investimenti siano stati proposti per quello che sono, ad alto rischio e con scarse prospettive a livello di dividendi.


