Vacilla il potere dei petrodollari
Dall’India al Venezuela, è lunga la lista dei Paesi che rendono vano l’embargo nei confronti dell’Iran
L’isolamento commerciale imposto da Europa e Stati Uniti contro il greggio iraniano sembra più un boomerang verso le superpotenze che uno strumento di rappresaglia efficace. Se infatti Europa e Stati Uniti non comprano più petrolio iraniano, Teheran sembra meno isolata che mai grazie all’affacciarsi di nuovi compratori che pagano in ogni valuta fuorché in dollari.
Facendo un piccolo excursus sull’attuale commercio di greggio iraniano all’estero troviamo che: Iran e Venezuela stanno concludendo accordi per svariati progetti ingegneristici del valore di 4 miliardi di dollari, tra cui la creazione di una banca. L’India da parte sua rimane un solido acquirente del petrolio iraniano grazie alla storica partnership tra lo Stato mediorientale e New Delhi, che - nonostante abbia difficoltà nel far fronte ai pagamenti - continua ad assicurare una domanda per il mercato iraniano. Anche la bistrattata Grecia fa parte del piccolo gruppo di “clienti” che continuano a operare con l’Iran.
Questo per via delle particolari condizioni di pagamento che il Paese musulmano riesce a concedere allo Stato ellenico, sempre più indebitato e sempre più isolato da fornitori e prestatori di ultima istanza. Sud Corea e Giappone, dal canto loro, hanno chiesto una dispensa nell’osservare l’embargo internazionale in quanto troppo dipendenti dal greggio iraniano. Infine c’è la Cina. Come più volte osservato in questa rubrica, la Cina è un acquirente astuto che coglie i momenti di difficoltà per accaparrasi la maggior quantità di commodities ogni volta che i prezzi di mercato offrono ghiotte occasioni.
Nel caso dell’Iran, la questione è ancora più vitale se si pensa che il greggio iraniano rappresenta il 15% del consumo cinese di petrolio e gas naturale. Questo di fatto rende l’Iran un soggetto chiave per l’economia cinese più di quanto sia l’Arabia Saudita per gli Stati Uniti. Ma la cosa più interessante è che i 2,4 milioni di barili al giorno esportati dall’Iran non saranno più pagati in dollari americani ma in yen, in yuan, in oro e in rial, andando così a indebolire quelle che sono le già fragili velleità di riserva valutaria mondiale proprie del dollaro americano.


