per il gioielliere romano scatterà il delisting
Anche Milano sogna la fine della crisi del debito sovrano
Ancora una seduta euforica per i listini europei nonostante i segnali negativi provenienti dalla Germania. Finanziari a tutto gas, al palo restano Bper, Parmalat e Bulgari
I listini azionari di tutto il mondo continuano a sognare la fine della crisi del debito greco, anche se dalla Germania arrivano sempre più netti segnali di uno smarcamento dall’ipotesi di varare un “super” fondo Efsf la cui ricapitalizzazione ricadrebbe in buona misura su Berlino. L’attesa di un taglio dei tassi da parte della Bce e di altre misure tampone che consentano di gestire l’eventuale default di Atene sembra comunque convincere gli investitori, tanto che in Europa i rialzi tra i 4 e i 5 punti percentuali si sprecano, mentre anche a Wall Street si registra un ulteriore rialzo di un paio di punti degli indici principali.
Così Milano a fine giornata vede l’indice Ftse Italia All-Share salire a 15.574,68 punti (+4,69%), mentre l’Ftse Mib rimbalza in area 14.811,16 (+4,90%) e l’Ftse Italia Star si riporta a quota 9.782,77 (+2,32%).
Tra le blue chip corre Bpm, in attesa di conoscere le decisioni del Cda in materia di governance “duale” e tra voci di un aumento ridotto a “soli” 800 milioni di euro, davanti a Saipem, Enel, che pare beneficiare del collocamento a sorpresa sul mercato di una nuova tranche del “tariff deficit” spagnolo per 1,5 miliardi di euro, operazione di cartolarizzazione con cui il governo di Madrid ha confermato gli impegni presi a suo tempo per rimborsare il deficit tariffario energetico e che ha fatto salire a 4,5 miliardi di euro l’incasso per il gruppo italiano (che in Spagna controlla Endesa e che vanta ulteriori crediti per 4 miliardi).
Bene anche Ubi Banca e UniCredit, mentre Intesa Sanpaolo, protagonista per tutta la seduta, rallenta il passo sul finale pur chiudendo a +5,75%. Positive anche altri titoli finanziari come Banco Popolare, Mps, Azimut e Mediolanum.
Male invece Bper, Parmalat e Bulgari, la cui Opa, lanciata da Lvmh a 12,25 euro si è conclusa ieri col gruppo francese salito oltre il 98% del capitale, soglia che ha consentito di far scattare un’offerta sui titoli non apportati all’Opa sempre a 12,25 euro l’uno per poi procedere al delisting del titolo dal 4 ottobre prossimo.


