Bpm, cinque banchieri in partita
Ma sarà Nagel, a.d. di Mediobanca, a dare le carte per assetti azionari e vertici operativi
Non lo rimpiangerà nessuno a Piazza Meda ma, forse, gli unici che sentiranno la sua mancanza saranno i ristoratori del Santa Lucia, storica trattoria milanese di via San Pietro all’Orto dove era abituato ad allegre tavolate, e i portieri del lussuoso Park Hyatt sotto la Galleria, dove soggiornava talora e veniva raggiunto per la prima colazione dal sempre in forma senatore Mario D’Urso, già intimo di Giovanni Agnelli. Massimo Ponzellini lascerà il prossimo 22 ottobre la presidenza della Banca Popolare di Milano con una performance disastrosa: in un anno il titolo dell’istituto cooperativo ha bruciato in Borsa il 53% della propria capitalizzazione ed è stato costretto, dopo una severissima ispezione di Banca d’Italia, a varare un aumento di capitale da 800 milioni.
Ponzellini se ne va e l’unico suo lascito è l’adozione da parte della banca di una nuova corporate governance duale, peraltro tenacemente voluta da Via Nazionale per limitare lo strapotere dei sindacati di Piazza Meda nel consiglio di sorveglianza e creare nel consiglio di gestione un organismo che dia autonomia ai manager operativi. Ponzellini se ne va, ma attorno al palazzo della Bpm girano tanti altri banchieri, proprio come ruota la scultura di Giò Pomodoro posta al centro di Piazza Meda. Banchieri che potrebbero pilotare l’ingresso di nuovi soci o addirittura assumere la guida dell’istituto nel consiglio di gestione. Gira anzitutto, in gran segreto e sottotraccia, Roberto Mazzotta.
Sì, proprio lui, il vecchio banchiere democristiano che perse la battaglia per la presidenza contro un Ponzellini sponsorizzato da Giulio Tremonti e dalla Lega dopo che il finanziere siciliano Salvatore Mancuso aveva declinato l’invito proveniente dal centrodestra. Mazzotta è rimasto in buoni rapporti con pezzi storici della grande borghesia milanese, da Diana Bracco a Gianmarco e Massimo Moratti, che potrebbero giocare un ruolo importante nel prossimo aumento di capitale. Mazzotta, inoltre, è navigatore politico consumato e, scaricato da Silvio Berlusconi due anni fa quando si insediò Ponzellini, oggi resta un punto di riferimento finanziario di un possibile nuovo schieramento politico di centro.
Sui tetti di Piazza Meda gira anche Carlo Salvatori, il banchiere nato a Sora, città natale dell’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, cattolico “doc” tanto da essere azionista di quel Campus Bio-Medico che è l’ospedale di eccellenza dell’Opus Dei a Roma. Il curriculum di Salvatori è lungo e prestigioso, dal Nuovo Banco Ambrosiano a fianco di Giovanni Bazoli, poi una breve esperienza in Capitalia a fianco di (e poi di traverso a) Cesare Geronzi, per passare all’UniCredit con Alessandro Profumo e poi ripartire per la guida operativa di Unipol e da lì approdare ultimamente alla testa della Lazard Italia. Salvatori è stato un eterno candidato in Bpm, ma per una serie di motivi è rimasto sempre ai margini dei grandi giochi di Piazza Meda, pur ben visto dal sindacato Fiba- Cisl.
Un altro banchiere, ma di area politica opposta, che qualcuno vorrebbe portare in Bpm - con possibilità però quasi vicine allo zero - è Pietro Modiano, anch’egli già in UniCredit (e prima ancora in Intesa Sanpaolo) e da due anni al timone della Carlo Tassara, la holding di Romain Zaleski commissariata dal sistema bancario e che ha in pancia un portafoglio di titoli azionari appesantito da minusvalenze milionarie. Modiano è un banchiere con consolidati riferimenti politici nell’area di sinistra tanto da presiedere Nomisma, think-tank tradizionalmente vicino a Romano Prodi.
Attorno a Bpm ruota anche il veneziano Davide Croff, banchiere di lunghissimo corso che dopo essersi fatto le ossa alla finanza della Fiat era approdato in Bnl per diventarne amministratore delegato (anche se qualche maligno, vista la sua proverbiale accuratezza ed eleganza nel vestire lo aveva soprannominato “indossatore delegato”). Tre anni fa Croff fondò l’associazione Bpm 360°, con lo scopo di promuovere il confronto sui meccanismi di governance, partecipare alla gestione e sbloccare l’impasse di Bpm sulle alleanze strategiche. Croff nella sua iniziativa, che peraltro non ebbe gran seguito, era a fianco del numero uno di Amber Fund in Italia, Umberto Mosetti, azionista di Piazza Meda.
Croff approdò poi, con un intermezzo alla guida della Biennale di Venezia, al ruolo di senior advisor del grande fondo americano di private equity Texas Pacific Group e infine alla presidenza di Permasteelisa. Proprio Tpg ha venduto una quota della Ducati all’Investindustrial di Andrea Bonomi e così il finanziere che opera fra Londra, Spagna e Lussemburgo, ha imbarcato Croff nella sua squadra alla conquista della banca di Piazza Meda. L’ultimo banchiere che gira attorno all’istituto cooperativo si chiama Matteo Arpe. A differenza di Bonomi, che è un brillante gestore di fondi di private equity ma con nessuna esperienza nel mondo del credito, Arpe è uno che di banca ne capisce e tanto, oltre a occuparsi oggi soprattutto di private equity con la sua Sator.
Non a caso Bankitalia gli ha affidato il delicato salvataggio della quotata Banca Profilo che segnò il suo ritorno nel mondo del banking dopo l’esperienza in Capitalia, dalle quale fu costretto a uscire - pur dopo aver contribuito in prima persona all’apprezzamento del titolo in Borsa - a seguito di un duro scontro con Geronzi. Arpe in Bpm è disposto a investire fino a 200 milioni ma, forte del suo track record, vuole avere un ruolo preciso nella gestione mentre ha presentato una lista per il consiglio di sorveglianza guidata da Marcello Messori così come ha fatto Bonomi (vedi box).
Chi tra questi ex e attuali banchieri vincerà la partita per conquistare una poltrona di peso nella popolare meneghina? Il vero “king maker” è un altro giovane banchiere ma già navigato che sta a cento metri in linea d’aria da Piazza Meda: Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, che sarà il regista dell’aumento di capitale. Dunque, i giochi del futuro assetto azionario e dei futuri vertici (sia del consiglio di sorveglianza sia del consiglio di gestione) si faranno solo col placet di Piazzetta Cuccia. E anche lì nessuno rimpiangerà Ponzellini, che ora potrà tornare alla presidenza a tempo pieno di Impregilo e sperare che Tremonti - se ancora al governo - lo ricollochi da qualche altra parte.


