Campagna di Francia nel lusso Bulgari finisce nell’orbita Lvmh
Il 31 maggio parte l’Opa del colosso parigino sulla maison italiana. E i mercati brindano alle nozze
Lvmh in Bulgari? Una manna dal cielo. Lo crede la famiglia, lo confermano gli analisti e il mercato approva (portando immediatamente il titolo sul prezzo offerto dai francesi, 12,25 euro, con un balzo del 60%). L’Opa, con cui i cugini d’Oltralpe strapperanno un altro pezzo di storia all’Italia, si aprirà il 31 maggio. E così sarà detto l’au revoir definitivo alla casa romana del lusso. Che emigra a Parigi buona ultima dopo Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi, finite nel portafoglio di Ppr e Fendi e Emilio Pucci (anche questa di proprietà Lvmh). Fine dei sogni di gloria di chi sperava in un polo italiano della moda. Sogno che la stessa Bulgari aveva coltivato cercando un partner domestico prima di cedere alle lusinghe francesi, ma trovandosi di fronte imprenditori e società troppo individualisti, mentre “Lvmh ha tutti gli elementi necessari a garantire il futuro a lungo termine del gruppo”, secondo la famiglia e “parla la nostra stessa lingua imprenditoriale e ha la nostra stessa filosofia”, ha spiegato lo stesso Francesco Trapani, amministratore delegato di Bulgari e con il riassetto entrato nel Comitato Esecutivo di Lvmh oltre che alla direzione delle attività di orologeria e gioielleria. Non una vendita, ci tengono a dire dal fronte italiano, ma una partnership. Sarà. Ma comunque la si voglia chiamare, l’operazione, da 4,3 miliardi di euro, vedrà il passaggio a Lvmh di 152,5 milioni di azioni di proprietà di Paolo e Nicola Bulgari, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo (anche in futuro). In cambio il colosso francese emetterà 16,5 milioni di azioni in concambio, azioni grazie a cui la famiglia Bulgari diventerà il secondo azionista familiare di Lvmh. Un colpaccio per Bernard Arnault, che arricchisce il suo portafoglio di un marchio di riferimento nella gioielleria, fondato nel 1884 dall’artigiano greco Sotirio Bulgari, e completa la gamma di offerta coprendo un’area prima non presidiata. Ma un’occasione anche per Bulgari che può aspirare a migliorare la sua redditività, in un mondo che dopo la crisi premia solo i grandi gruppi. La società romana si è presentata all’appuntamento con il cambio di nazionalità in buona salute e ha chiuso il 2010 con conti brillanti: fatturato a 1069,0 milioni di Euro (+15,4 % a cambi correnti), ebitda a 154,9 milioni e utile netto a 38 milioni dal rosso di 47 milioni dell’anno precedente. Anche l’indebitamento si è ridotto del 38% a 135,3 milioni.


