Crisi, De Felice: Ici per i redditi più alti
L’imposta sulla ricchezza reale e sull’immobiliare non è più un tabù, dice l’economista. Non si può solo aumentare l’Iva
Del tutto legittimo che l’immobiliare chieda al governo di farsi carico della responsabilità di rivitalizzare il settore. Anzi, l’associazione di settore presieduta da Aldo Mazzocco dovrebbe insistere su questo. Lo dice a SOLDI/BLUERATING il capoeconomista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice, a margine del Forum di Scenari Immobiliari a Santa Margherita Ligure.
“Considerato quanto pesa il comparto sul prodotto interno lordo, direi che un intervento da parte dell’esecutivo è necessario proprio per la crescita del Paese, che al momento stenta. L’impressione”, continua De Felice, “è che ci siano piani di crescita singoli, ma che manchi un piano di crescita per l’intero Paese”. Valutare con attenzione il patrimonio immobiliare italiano è essenziale, fa capire l’economista, che in passato ha anche ricoperto la carica di presidente dell’Aiaf, l’associazione italiana degli analisti finanziari.
“Dobbiamo metterci in testa che i governi sono come le aziende, impegnati in roadshow per presentarsi agli investitori internazionali. Quello che sta facendo Vittorio Grilli con la Cina. Bisogna individuare dei target e spiegarli. Tra gli obiettivi, le dismissioni immobiliari sono importanti per ridurre il debito”. Intanto, l’Ecofin si riunisce a Varsavia e praticamente delude tutti. Alla presenza del segretario di Stato americano Timothy Geithner.
“Colpisce”, dice De Felice, “che debba venire Geithner dagli Stati Uniti, che peraltro hanno tutto il diritto di partecipare, dal momento che la Federal Reserve si è di fatto impegnata a iniettare liquidità nel sistema europeo. C’è però da dire che a Washington fa gioco tutta questa attenzione verso l’Europa, perché distoglie i mercati internazionali dal debito pubblico americano. Prevalgono gli egoismi”, continua De Felice.
“Vedasi il caso Finlandia, che ha chiesto garanzie specifiche alla Grecia. Tutto questo allontana la convergenza e una politica fiscale comune. Quindi, allontana gli eurobond. La governance dell’Unione europea è motivo di preoccupazione, direi”.
E le banche? Non sono fonte di preoccupazione? “Abbiamo detto che le banche italiane sono solide. Posseggono il 18-20% del debito pubblico italiano. Nella loro posizione, hanno tutto il diritto di suggerire e/o richiedere azioni per il riequilibrio della finanza pubblica. Che vuol dire non solo tassare e tagliare, ma anche mettere in circolazione risorse per la competitività delle imprese e i consumi delle famiglie”.
Una patrimoniale stile 1992, di cui ha parlato il professor Mario Deaglio, può funzionare? “Io credo che un’imposta sulla ricchezza reale e immobiliare non sia più un tabù. Non si possono chiedere solo sacrifici a chi paga l’Iva, ai pensionati e alle imprese con la Robin Hood tax e l’Ires. Anche la rendita deve fare la sua parte, compresa quella immobiliare”.
D’altro canto, conclude l’economista, le valutazioni catastali in Italia sono ancora relativamente basse. E non sarebbe una brutta idea la reintroduzione dell’Ici, non per tutti ma almeno per chi abita in 200 metri quadrati al centro di Milano.


