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Edf-A2a, una storia senza fine

creato da grafici ultima modifica 26/05/2011 16:50

Lo scenario più accreditato vede un rinnovo dei patti parasociali alla fine dell’estate

Il nuovo amministratore delegato Bruno Lescoeur non parla italiano. Una coincidenza? O forse un presagio di quello che sarà il prossimo futuro di Edison, contesa tra i soci di maggioranza Edf e A2a e vessata da incognite che non stanno facendo bene all’azienda. Né al bilancio, né all’azione. Lo scorso dicembre l’accordo era stato quasi trovato: spezzatino e rivitalizzazione della società ognuno per la sua parte di interesse. Ma l’alfiere dell’italianità, il ministro del Tesoro Giulio Tremonti si era ancora una volta schierato a difesa del campione nazionale impedendone lo smembramento e il passaggio di mano, pur se parziale, ai cugini d’Oltralpe. Mentre il mercato ha sempre manifestato il suo apprezzamento per un eventuale passaggio di mano con direzioni Parigi. Risultato: nulla di fatto. Tonfo in Borsa, primo trimestre del 2011 con conti da brivido e cacciata a sorpresa dell’ad uscente, Umberto Quadrino, a cui è subentrato appunto Lescoeur, l’uomo di Edf, ex vice presidente esecutivo per il gas e l’Europa del Sud della francese. L’orologio è ripartito e ora la nuova scadenza è fissata al prossimo settembre, quando dovrebbe essere sciolto il patto parasociale e deciso cosa fare della Edison. Intanto pesa l’incognita elezioni, con lo spettro di un’amministrazione Pd a Milano in contrasto con quella leghista di Brescia. Contrapposizione che allargherebbe ancor più il gap tra le due anime di A2a. Certo è che il peggiore degli scenari possibili è quello di un rinnovo dopo l’estate dei patti parasociali: che non piacciono e non soddisfano più nessuno. Edison senza una ristrutturazione non crea valore. Anzi lo distrugge (non a caso per l’esercizio 2010 non è stato staccato alcun dividendo). Lescoeur, dal canto suo ha promesso - parlando in inglese - “di continuare nello sviluppo della società. So che la situazione è complessa, e che gli scenari dell’energia sono complicati. Edison sarà capace di fronteggiare le sfide e centrare gli obiettivi”. Cosa ne pensa il mercato? Intanto, valuta positivamente il rinnovo per un solo anno del Cda, segnale che tutti i soci vogliono arrivare ad un accordo in tempi ragionevoli sulla governance. Ma di certo non è abbastanza: e l’incertezza sull’evoluzione della situazione ha fatto perdere terreno al titolo, scivolato dell’11% da inizio anno - e nonostante il balzo del 5% il 27 aprile in concomitanza del lancio dell’Opa di Lactalis su Parmalat: l’azione quota 0,76 euro. Il target price medio degli analisti è tuttavia di 0,90 euro. Quanto ai conti, la società ha comunicato una previsione di ebitda per l’anno 2011 di circa 900 milioni. Il primo trimestre si è chiuso con ricavi in aumento dell’8,2% a 2.966 milioni di euro. Mentre l’ebitda si è attestato a 183 milioni di euro, facendo registrare una flessione del 43% rispetto ai 321 milioni del primo trimestre del 2010. L’ebit è ammontato a 26 milioni rispetto ai 149 milioni del 2010 (-82,6%) e il risultato netto di gruppo è stato negativo per 20 milioni di euro (+67 milioni nel primo trimestre dello scorso anno). La redditività è stata penalizzata dal calo dei consumi di gas e dall’aumento dei prezzi del brent che ha amplificato questa debolezza della domanda. L’indebitamento finanziario netto al 31 marzo 2011 è di 4.054 milioni dai 3.708 milioni a fine 2010. Peggiorato dunque anche il rapporto debito/patrimonio netto a 0,5 da 0,46.

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Commenta Dafne Ippoliti | 26 maggio 2011 11:00
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