La holding di casa Agnelli appare oggi liquida e decisa a ridurre le differenze tra quotazione e NAV
Exor, cassaforte sempre più forte
Lo sconto che penalizza la società è legato alla dipendenza dalle sorti di Fiat Auto
“Cambia molto. Anzi moltissimo”. Parola di John Philip Elkann. Così, al termine dell’ultima assemblea della cassaforte di casa Agnelli, l’erede della dinastia ha risposto a chi gli chiedeva che effetti avrebbe avuto la scalata in Chrysler. Per la Fiat, naturalmente. Ma, forse, ancor di più per Exor, destinata a una metamorfosi non meno rapida e ancor più profonda della controllata a quattro ruote, a partire dalla scelta, anche simbolica, di cedere la sede di corso Matteotti a Torino, palazzo storico per la dinastia Agnelli fin dai tempi del fondatore, il senatore Giovanni, per trasferire la sede al Lingotto, con un rilevante taglio nei costi: c’è sempre meno spazio per i sentimenti per una cassaforte che vuole essere comparata ai grandi nomi della finanza mondiale, a partire dalla mitica Berkshire Hathaway di Warren Buffett. E che, anche per questo, rappresenta una delle poche storie su cui puntare in un listino povero di emozioni e di novità. Per più ragioni.
a) Il portafoglio cambia.
Oltre a scontare la novità del consolidamento di Chrysler in Fiat, Exor entro poche settimane procederà alla vendita di Alpitour, sulla base di una valutazione frutto di una due diligence completata in primavera, tra i 250 e i 300 milioni. A quel punto, la finanziaria disporrà della liquidità sufficiente per un’acquisizione da almeno 500 milioni. Ma la cifra disponibile per lo shopping, senza abusare della leva finanziaria, è almeno doppia. Ma che intende fare Exor con il suo tesoretto? Il primo possibile obiettivo è la F1, il regno di Bernie Ecclestone controllato dal fondo private Cvs. Elkann, assieme a James Murdoch, ha avanzato un’offerta, non ostile, per entrare in possesso del “Circus”. Non è una partita facile, visto il secco no di Ecclestone, che comunque deve fare i conti con il socio di maggioranza, la Cvs. Comunque vada a finire, però, emerge un profilo di investimento diverso dal passato: meno Italia, ma business di portata globale, con un occhio di riguardo per la penetrazione in aree ad alto tasso di crescita, dal Brasile alla Cina; meno industria, più servizi coerenti con la valorizzazione delle partecipazioni già in corpo (in questo caso Exor); la conferma del feeling con il mondo dei motori.
b) La performance cresce.
L’obiettivo dichiarato di Elkann è di battere l’indice di riferimento che, non a caso, è rappresentato dall’indice Msci Global. Cosa che nel 2010 è riuscita alla grande: grazie alla performance di Fiat il Nav di Exor è cresciuto del 46 per cento contro il 17 di Msci. Nel primo trimestre 2011 il Nav di Exor registra un incremento del 5,6 per cento, contro un risultato negativo del paniere. Le prospettive per la seconda parte del 2011 sembrano positive per i mercati di riferimento delle principali partecipazioni: l’auto europea, innanzitutto, dove Fiat potrà giocare finalmente con nuovi modelli anche in segmenti in cui, per tradizione, è più deboli; l’intermediazione immobiliare, settore in cui la Cushman & Wakefiekd, dopo un profondo riassetto, sembra in grado di approfittare di un risveglio dei prezzi nelle aree più sensibili; la certificazione di prodotti e servizi, uno dei terreni di caccia dell’elvetica Sgs, l’azienda in cui Umberto Agnelli scoprì i telenti di Sergio Marchionne.
c) Ma lo sconto resta.
Exor, insomma, si presenta come una holding liquida, aggressiva, ben decisa a ridurre lo sconto tra la quotazione ed il net asset value. Il portafoglio, infatti, vale asttorno ai 9,2 miliardi di euro tra partecipazioni quotate (circa 8 miliardi) e non, Un tesoro che stenta ad emergere in Borsa dove la capitalizzazione complessiva non supera i 5,7 miliardi. Con uno sconto largamente superiore al 40 per cento. Assai di più rispetto alla media del settore europeo, dove lo sconto holding si aggira sul 30 per cento, non giustificabile anche in relazione alla posizione finanziaria netta positiva per 88 milioni (prima della cessione di Alpitour).


