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chi sarebbe in grado di fornire i capitali?

Fmi: bene i conti pubblici italiani ma servono riforme

creato da Luca Spoldi ultima modifica 05/10/2011 13:37

Per il Fondo monetario internazionale sarebbe anche opportuno un taglio dei tassi da parte della Bce e una ricapitalizzazione da 200 miliardi di euro per le banche

I conti pubblici italiani “non sono mai stati buoni come in questo momento” secondo il direttore per il dipartimento europeo dell’Fmi, Antonio Borges, che ha ricordato stamane come l’italia sia per ora tra i pochi paesi a poter vantare un saldo primario in attivo, superiore persino a quello della Germania. Il problema è, si legge nel rapporto dell’Fmi sull’economia europea pubblicato oggi, che la crescita italiana negli ultimi due decenni è stata “deludente”. E se hai un debito pubblico elevato, ha ricordato Borges, “la crescita diventa fondamentale per rimediare a questa situazione e l’Italia non è cresciuta per niente”. Resta dunque indispensabile che si varino misure per la crescita e riforme in grado di “liberare il potenziale dell’economia italiana”.

Sullo sfondo resta poi la necessità di ricapitalizzare le banche del vecchio continente per almeno 100-200 miliardi di euro, una cifra che varie case d’investimento, dal Credit Suisse a Jp Morgan sino a Nomura, avevano già giudicato perfino troppo conservativa un mese fa quando il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, per prima aveva sollevato la questione ottenendo piccate risposte da parte di Francia e Germania e delle rispettive associazioni bancarie, tutte unite nel giudicare non necessaria una simile operazione. Ma ora come allora la domanda resta: con gli stati di Eurolandia impegnati a ristrutturare il proprio debito pubblico e a tagliare la spesa per recuperare la fiducia dei bondholder e con molti degli attuali azionisti di controllo delle banche che paiono non disporre di capitali necessari alla ricapitalizzazione, sapranno i mercati offrire il loro sostegno?

Un taglio dei tassi, sembra credere l’Fmi, potrebbe rendere più appetibile l’investimento azionario e al tempo stesso offrire uno stimolo alla crescita. Resta da capire chi vorrà e potrà aprire il portafogli: se fossero fondi sovrani e banche delle nuove autocrazie emergenti, quale sarà la reazione delle autorità europee?

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Commenta 05 ottobre 2011 13:37
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