Fondo hedge, ancora tu
La crisi ha evidenziato che servono regole precise, ma durerà?
In principio si valutavano i piani triennali, poi si è passati ai bilanci annuali, per arrivare alle attuali temutissime trimestrali. In un mondo che ha deciso di intraprendere una corsa folle, apripista e protagonisti assoluti sono considerati oramai in maniera consolidata i celeberrimi e sempre più famigerati fondi hedge.
Siamo ormai vicini a festeggiare il ventennale della speculazione che colpì la sterlina e la lira nel 1992 e che costrinse entrambe le monete a uscire dallo Sme. Personaggio chiave dell’intera operazione fu il controverso George Soros con il suo Quant Fund (che attualmente può vantare un patrimonio di circa 26 miliardi di dollari). Lo stesso Soros che il 26 luglio di quest’anno ha annunciato l’addio al mondo dei fondi speculativi in previsione, si dice, dell’inasprimento della legislazione americana sulla trasparenza degli hedge.
Effettivamente, come spesso accade dopo una crisi finanziaria, si sfrutta l’onda emotiva per cercare di fare riforme più stringenti per limitare la libertà di azione dei soggetti che maggiormente influiscono sulle fluttuazioni dei mercati. Le due colonne di questa nuova ondata di regole sono per gli Stati uniti il Dodd-Frank act e per l’Europa la direttiva Aifm. La prima ha festeggiato da poco un anno di vita ma stenta ancora a produrre effetti vista l’ampiezza delle deroghe alla regolamentazione secondaria, che è in gravissimo ritardo. La seconda, invece, non ha ancora una sua forma definitiva dal momento che è ancora oggetto dei soliti dibattiti tra le varie lobby.
Le due riforme legislative partono da due ordinamenti di riferimento molto diversi, tuttavia hanno un presupposto importante in comune. Il settore dei fondi hedge è in questo momento per dimensione e funzioni un “sistema bancario ombra” totalmente deregolamentato. Posto che il punto di partenza è simile, anche i macro obiettivi sembrano andare nella stessa direzione. E sono la creazione di un registro cui ogni fondo hedge deve iscriversi, la definizione di requisiti di capitale, le limitazioni all’utilizzo della leva, la nuova definizione dei margini e più stringenti requisiti di trasparenza. L’ultimo punto è sicuramente uno dei più controversi e complessi da risolvere nel mondo speculativo.
Infatti, il Dodd-Frank act prevede che i fondi che superano i 150 milioni di asset under management si iscrivano a un registro tenuto dalla Sec come “investment advisers” e che informino l’autorità riguardo il portafoglio detenuto e la loro attività di trading. Molto simile, da questo punto di vista, è anche la regola dell’Aifm, che prevede per gli hedge un’autorizzazione da parte dell’autorità nazionale competente. Anche in questo caso, condizione necessaria è primariamente la trasparenza informativa. I potenziali effetti di questo nuovo approccio sul settore sono difficilmente quantificabili.
Data la delicatezza del momento e del settore, sarà da parte dei legislatori necessario pensare alle due riforme quasi come a un unicum, dal momento che differenze significative potrebbero portare ad arbitraggi regolamentari altamente discorsivi. La sensazione in questo caso è che, come spesso è accaduto in passato, soluzioni efficaci ma “dolorose” saranno prese in considerazione finché l’emergenza si farà sentire. Appena ci saranno i primi segni di ripresa, la rigidità delle regole iniziali verrà allentata, permettendo in questo modo un sostanziale ritorno alle condizioni esistenti prima dell’esplosione della crisi.


