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il problema è legato al grado di leverage

Francia e Germania ancora divise sull'Efsf

creato da Luca Spoldi ultima modifica 20/10/2011 09:38

Mercati prudenti stamane, stante la distanza che ancora separa le posizioni francesi e tedesche su come superare la crisi del debito sovrano

Divisi alla meta: riportano bruscamente coi piedi per terra tutti coloro i quali avevano sognato una improvvisa e definitiva soluzione alla crisi del debito sovrano che da oltre un anno e mezzo attanaglia i mercati finanziari europei senza che le autorità di Eurolandia siano state capaci di trovare un bandolo alla matassa, l’incontro di ieri tra il presidente francese Nicolas Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente dell’Eurogruppo (e premier del Lussemburgo) Jean-Claude Juncker, presenti i vertici della Bce e dell’Fmi, ha fatto emergere nuove divisioni in merito al ruolo da assegnare all’Efsf, il fondo “salva stato” che dovrebbe contribuire in maniera rilevante a chiudere la crisi in modo duraturo.

La disputa pare incentrarsi in particolare sul grado di leverage dell’Efsf, con la Germania restia ad ampliare ulteriormente il patrimonio del fondo, appena portato a 440 miliardi di euro, mentre la Bce, impegnata in questi giorni ad acquistare titoli di stato spagnoli e italiani sul mercato, non intenderebbe utilizzare il proprio bilancio per supportare il fondo stesso, le cui dimensioni tuttavia appaiono del tutto insufficienti a risolvere in modo definitivo il problema e richiederebbero dunque un maggior utilizzo della leva finanziaria.

Nel frattempo, mentre altri ministri finanziari del G20 esprimono il proprio sconcerto per la sensazione di incertezza e aleatorietà che continua a circondare le proposte per risolvere la crisi, la lobby bancaria cerca in tutti i modi di ridurre al minimo l’impatto che gli istituti di credito europei dovranno sopportare, stante il rischio sempre più concreto che l’haircut (il taglio dei rimborsi, ndr) sui titoli di stato greci, fissato pari al 21% lo scorso luglio, possa essere alzato al 50% per avvicinarlo ai livelli cui quotano da mesi i titoli sul mercato.

Anche in questo caso mentre la Germania sembra favorevole a che l’Efsf si assuma una parte dei costi dell’operazione, la Francia parrebbe preferire l’ipotesi che l’Efsf stesso sia di fatto trasformato in una banca e possa quindi chiedere il sostegno della Bce, una soluzione già adottata tanto dagli Stati Uniti quanto dalla Gran Bretagna.

Vi è poi chi chiede alla Bce di prendere in considerazione nuove “misure non convenzionali”, dato che con circa 270 miliardi di euro ancora a disposizione l’Efsf non potrebbe comunque fare molto a fronte di una necessità di rifinanziamento per Belgio, Spagna e Italia che nel prossimo triennio sarà nel complesso pari a mille miliardi di euro. Tanto che garantendo anche solo il 20% delle sottoscrizioni (una percentuale giudicata minima per dare qualche sostegno effettivo) al fondo resterebbero una settantina di miliardi appena per far fronte a nuove esigenze d’intervento che dovessero nel frattempo manifestarsi.

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