non è chiaro quale sarà il contributo del settore privato
Grecia: cosa non convince il mercato
Una nota di Intesa Sanpaolo spiega cosa lascia ancora perplessi gli investitori, che finiscono col preferire vendere i titoli finanziari e mettersi alla finestra
Perché la crisi del debito greco fatica a passare se Atene ha ricevuto la quinta tranche di aiuti Fmi-Ue-Bce come auspicato e se il presidente dell’eurogruppo, Jean-Claude Junker, ha già annunciato il raggiungimento di una nuova intesa per un ulteriore prestito alla Grecia (la cui entità sembra poter variare dai 70 ai 100 miliardi di euro per il biennio 2013-2014, non coperto dal piano triennale varato lo scorso anno)?
Provano a spiegarlo gli analisti di Intesa Sanpaolo, sottolineando in una nota alla clientela come non siano tuttora chiari “il grado e le modalità di partecipazione del settore privato al rifinanziamento del debito greco”. Non pare infatti di facile risoluzione, spiegano gli esperti, il conflitto sorto tra Bce e funzionari tedeschi.
Questi ultimi “vorrebbero fornire incentivi agli investitori privati per convincerli a scambiare i titoli greci in loro possesso con altri bond dalle scadenze più lunghe”, mentre i rappresentanti della Banca centrale europea sarebbero disposti ad accettare solo “una forma di rifinanziamento a scadenza del debito in mano ai privati”. L’intento condiviso da entrambi i due schieramenti, notano gli uomini di Intesa Sanpaolo, “è quello di attuare una ridefinizione del profilo di debito greco che eviti che si configuri una condizione di default secondo le agenzie di rating”.
Al riguardo venerdì scorso Standard & Poor’s ha emesso una nota nella quale ha precisato la propria metodologia di valutazione, sottolineando come uno scambio del debito greco su base volontaria “sarebbe valutato alla stregua di un fallimento, se i creditori dovessero ricevere condizioni peggiori rispetto a quelle offerte dal mercato secondario”.


