mancano le coperture per finanziare 3 anni di disavanzo pubblico
Grecia, i mercati non si fidano più delle dichiarazioni politiche
Secondo gli uomini di Banca Aletti gli annunci della Merkel non basteranno ad evitare l'ipotesi di un default che il mercato continua a dare pressochè per certo
Attenzione a farsi prendere da facili ma altrettanto fallaci entusiasmi: come sottolineano in un report anche gli uomini di Banca Aletti (gruppo Banco Popolare), nonostante la calma apparente seguita ieri pomeriggio alle dichiarazioni di Angela Merkel circa l’inopportunità di un default greco, il mercato non si fida. “Il Cds a 5 anni (della Grecia, ndr) è oltre i 5.500 punti, con una probabilità implicita di default prossima a 1. Sul mercato obbligazionario, i rendimenti sono su livelli insostenibili. Acquistare un titolo greco a due anni rende oltre l’80%, contrariamente all’0.5% dello Schatz tedesco a medesima scadenza, un titolo decennale il 25% ed un trentennale il 15%”. Prezzi sicuramente poco significativi dati i volumi quasi inesistenti, che però testimoniano come il mercato non creda più alle dichiarazioni dei politici e continui a scontare l’ipotesi default.
Importante è ora cercare di capire come si sia arrivati a questo punto: da luglio, quando è stato approvato in sede europea il secondo piano di salvataggio da 109 miliardi di euro, “vi è stata una serie di eventi che ha portato i mercati a credere che l’unica soluzione per il paese greco sia il default” ricordano gli esperti. A luglio si credeva ancora “che il fabbisogno di oltre 170 miliardi nei prossimi 3 anni, potesse essere coperto tramite quattro fonti: privatizzazioni per 28 miliardi, bond swap per oltre 50 miliardi di euro, miglioramento delle condizioni dei tassi di interesse e circa 57 miliardi rimanenti dal primo piano di salvataggio”.
Ora tutte queste quattro fonti, o quantomeno i loro saldi, “sono messe fortemente in discussione” secondo gli analisti, che ricordano come non sia ancora sicuro che la “troika” decida di conferire al governo ellenico la tranche di settembre da 8 miliardi di euro del primo bail-out. In ogni caso questa è subordinata ad una patrimoniale da 2 miliardi che il parlamento deve approvare nei prossimi giorni ed una altra serie di misure di austerità fiscale. Inoltre si era stimato che il contributo dei privati (bond swaps e rollovers) potesse essere di 54 miliardi, mentre - notano gli uomini di Banca Aletti - ai dati che si hanno ora è probabile che al massimo si raggiungano circa 45 miliardi, con la differenza che dovrà essere trovata ancora nelle casse delle istituzioni internazionali. “Se a questo ci aggiungiamo che il piano delle privatizzazioni è ancora in alto mare e che molti dei paesi creditori stanno raggiungendo accordi bilaterali per ottenere dei collaterali dal governo greco, non ci resta che considerare l’impossibilità di perseguire altre strade, se non la ristrutturazione del debito da parte del governo Atene”.


