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Paura di una nuova bolla. Le Ipo miliardarie sui titoli della new economy tornano a far tremare i mercati

Il blind dating seduce Wall Street

creato da grafici ultima modifica 03/06/2011 14:55

A 24 ore dalla quotazione, LinkedIn ha raddoppiato il valore. Ma adesso si teme il crollo

C'erano una volta le dot.com, società che dovevano rappresentare la nuova frontiera: su cui si investiva moltissimo e che guadagnavano poco (o meglio chiudevano sempre i bilanci in rosso). Erano gli anni '90 e l'entusiasmo generato intorno alla crescita di pc e Internet faceva credere ai più che la loro corsa sarebbe stata infinita, anche se la maggior parte delle società che si quotavano sul Nasdaq erano avventure allo sbaraglio, senza business plan e con poco altro alle spalle. Ma gli investitori sembravano non saperlo o preferivano ignorarlo: così da settembre 1995 fino a dicembre 1999 il Nasdaq era salito del 600%. A marzo del 2000, però, la bolla si è sgonfiata - e chiunque ricorda il disastro economico che ne è seguito. Anni 2010: Internet torna di moda, nella forma dei social network. A inaugurare la nuova stagione del web (e a far parlare di bolla 2.0) LinkedIn, la rete dei professionisti, che ha stracciato sul tempo il più famoso, e frivolo, Facebook, e si è quotata sul Nyse il 19 maggio a 45 dollari, raddoppiando il suo valore in 24 ore e toccando un massimo a 122 dollari. Una settimana dopo la quotazione il titolo aveva ritracciato verso quota 87 dollari. Qualcuno, come la società di ricerca Gartner, ha subito riconosciuto in questi movimenti la silhouette di una nuova bolla. Le analogie con quella del 2000, però sembrano fermarsi al fatto che si parla di tecnologia e Internet, tutto il resto è differente. PriceWaterhouseCoopers, ad esempio, fa notare che le azioni Internet del 2011 trattano a 16 volte gli utili contro il p/e medio di 90 di quelle che sono state protagoniste dell'euforia degli anni Novanta. I social media, inoltre, hanno valutazioni per utente attivo molto basse rispetto a quelle di altre società media. BSkyB ha un valore di 2.600 dollari per utente, contro i 120 sterline di LinkedIn o gli 132 di Facebook. Ma la differenza più rilevante, secondo gli osservatori, è che le società del 2011 sono reali: hanno strutture, centinaia di dipendenti, fatturato e utile. Oltre a un'idea forte alle spalle e piani di sviluppo. Tuttavia, gli scettici rimangono. “Abbiamo un sacco di reminiscenze del 1999 - dice Lee Simmons, esperto della società di ricerca americana Hoover's, specializzata in Ipo - Non so se siamo vicini a una bolla, certo è che i profitti di 15,4 milioni di dollari che LinkedIn ha realizzato nel 2010 non sono sufficienti a giustificare una valorizzazione di 9 miliardi”.

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Commenta Dafne Ippoliti | 03 giugno 2011 11:00
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