Il fiume carsico che nasconde il tandem Caltagirone-Benetton
La possibile fuoriuscita di Gavio da Impregilo potrebbe lasciare spazio all’ottavo Re di Roma
L’ultimo atto si è consumato in Tosca, in quel braccio di autostrade che porta alla Capalbio, tempio dell’intellighenzia di sinistra “radical chic”. Autostrade per l’Italia, controllata dal gruppo facente capo ai Benetton, ha ceduto il 69,1% del 94% che possiede di Sat (Società Autostrada Tirrenica) a un raggruppamento di soggetti formato da Banca Monte dei Paschi di Siena, Holcoa (holding di concessionarie autostradali creata alla bisogna dai costruttori emiliani Ccc, Cmb di Carpi, Cmc di Ravenna, Coopeare e Ugf Merchant, banca d’affari del gruppo Unipol), Società Autostrada Ligure Toscana che fa riferimento al gruppo Sias della famiglia Gavio e Vianco, controllata al 100% dalla Vianini Lavori del gruppo facente capo a Francesco Gaetano Caltagirone. Ma quello tessuto in Toscana tra l’influente famiglia di Ponzano Veneto e il potente costruttore, editore e finanziere capitolino non è l’unico filo in comune. Li ritroviamo accomunati, infatti anche in Grandi Stazioni la società dove la maggioranza del capitale (60%) è nelle mani di Ferrovie dello Stato, ove la presenza privata al 32,71% delle quote per ognuno dei soggetti è completata dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Si vocifera che le Fs potrebbero uscire da Grandi Stazioni e i soggetti non pubblici, quindi, avrebbero l’opportunità di mettere le mani sulla società che ristruttura i principali scali ferroviari del paese e che nel 2010 ha segnato un utile netto di 17 milioni su un fatturato consolidato di 196 milioni. Peraltro i Benetton e Caltagirone si sono incrociati anche sulla strada dell’editoria, settore che vede oggi la famiglia di Ponzano Veneto presente nel Sole24Ore poco sotto il 2% e in Rcs MediaGroup col 5% ma per ciò che riguarda la casa editrice del “Corriere del Sera” ancora fuori dal patto di sindacato assieme all’imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli e al costruttore Pierluigi Toti. Qualche anno fa, infatti, Caltagirone rilevò da un gruppo di azionisti veneti, tra i quali appunto i Benetton, il controllo del quotidiano “Il Gazzettino” che integrò successivamente nel sistema al cui centro c’è “Il Messaggero”, presente in Borsa attraverso Caltagirone Editore. Quello fra i Benetton e Caltagirone, quindi, è come un fiume carsico che nasconde un solido rapporto di fondo nell’occasionalità dei buoni affari fatti nell’interesse reciproco. E anche politicamente i due soggetti sono fatti per capirsi, visto che entrambi non apprezzano particolarmente l’attuale governo di Silvio Berlusconi. Dove potrebbe riapparire il fiume carsico dell’asse di business che dall’Urbe arriva fino a Ponzano Veneto, nel cuore della marca trevigiana? Tutti gli indizi portano a Impregilo, il general contractor quotato, presieduto da Massimo Ponzellini numero uno della Bpm (che non ha mai avvertito la necessità di dimettersi dopo la nomina in banca) e che è controllato in modo congiunto attraverso il 29,6% detenuto dalla Igli di Benetton, dei Gavio e del gruppo Ligresti. Proprio il gruppo del finanziere siciliano, “commissariato” da Unicredit attraverso le ultime operazioni di ricapitalizzazione su Premafin e FonSai, potrebbe decidere di smobilitare da Impregilo per garantirsi quella liquidità di cui continua ad aver bisogno. E i Benetton e i Gavio potrebbero indicare proprio nell’”ottavo re di Rona” il soggetto più idoneo a sedersi ala tavola dei grandi appalti.


