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Tra le quotate, Azimut ha scelto la strada della crescita esterna e Banca Generali il controllo dei costi

Il segreto del loro successo

creato da grafici ultima modifica 09/06/2011 14:22

Mediolanum continua invece a prediligere lo sviluppo della propria rete di promotori

È una piccola pattuglia, formata da tre sole unità. Ma con tre strategie ben distinte che hanno dato in tutti i casi risultati positivi. Perché, al giro di boa di fine maggio, sia Azimut che Medionalum e Banca Generali presentano performances di Borsa positive rispetto all’anno precedente: Azimut (+7,55 a fine maggio), Mediolanum (+6,71%), Banca Generali addirittura un lusinghiero +41,28 per cento. Risultati di tutto rispetto, in condizioni di mercato non favorevoli, viste le tempeste attraversate dai mercati finanziari e la congiuntura tutt’altro che favorevole, che di sicuro non ha favorito l’accumulo di nuovo risparmio. Ma in cui si sono messe in grande evidenza le qualità delle tre navicelle del gestito che hanno battuto strade diverse, comunque efficaci come dimostra il fatto che, a differenza di quel che accade nel resto del comparto, continuano a registrare un saldo positivo nella raccolta attraverso la rete dei loro promotori. Anche ad aprile, infatti, la classifica vede un saldo positivo per Mediolanum (166 milioni, da inizio anno +400milioni), per Azimut (62 milioni) e Banca Generali (+79 milioni, 476 milioni da inizio anno). Azimut, che nel primo trimestre ha registrato una crescita dei ricavi nell’ordine del 9% per un utile di 26 milioni, ha giocato la carta della crescita anche per linee esterne con operazioni mirate e prudenti che non hanno inciso in maniera rilevante sulla cassa (102 milioni di attivo la posizione finanziaria netta a fine 2010). E così, a gennaio è stata costituita una newco a Hong Kong, seguita a marzo dallo sbarco sul mercato turco attraverso una partnership con la società Global Yatirim Holding; l’accordo prevede l’ingresso al 5% nella società di distribuzione e al 60 nell’asset manager. Ma l’affare più impegnativo riguarda l’ingresso nella Compagnie de gestion privée Monegasque. Attraverso la sua controllata lussemburghese Azimut ha rilevato, pagando in azioni proprie, il 50 per cento della società monegasca specializzata nella clientela particolarmente benestante. La Cgp è stata valutata dieci volte gli utili e il 3,75% delle masse amministrate (circa 800 milioni). A vendere sono stati per il 20% Banca Generali, che esce così dall’azionariato e per il restante 30% dal management interno che mantiene il residuo 50%. Anche questa, in cifre assolute, è una piccola operazione ma che si inquadra nella strategia quinquennale annunciata nel 2009 che dovrebbe portare entro la fine del 2014 al raddoppio delle masse in gestione partendo da 14 miliardi di euro: a fine marzo 2011 la società era arrivata a 16,7 miliardi di euro. “Si tratta di un obiettivo molto ambizioso che per forza di cose si può raggiungere solo con il contributo di acquisizioni mirate. L’utile consolidato del primo trimestre ha raggiunto i 26,2 milioni di euro (+8,9%), Mediolanum, al contrario, insiste nella strategia di crescita per linee interne, contando sulla straordinaria forza della rete costruita da Ennio Doris, rifornita di nuovi prodotti presentati all’inizio di maggio: un conto deposito con un tasso di interesse pari al 3,5% per i depositi vincolati a 12 mesi è la novità più rilevante, assieme al lancio di una serie di fondi di fondi, un mix che dovrebbe garantire una robusta crescita della raccolta per la seconda parte dell’anno in gradi di ripagare ampiamente i costi del lancio del prodotto: se vale il precedente del conto Freedom: il 35 % dei clienti che ha aderito, ha anche sottoscritto altri prodotti della scuderia Mediolanum. Non sono in vista acquisizioni ma non è in cantiere nemmeno la cessione la quota del 50 % in banca Esperia. A meno che non arrivino offerte irrinunciabili, quale evidentemente non era quella avanzata dall’elvetica Julius Baer, con cui Mediolanum ha trattato, senza risultati nei mesi scorsi. Insomma, come ha tenuto a precisare Doris, “banca Esperia per noi è meno strategica di un tempo”, ma non c’è alcuna urgenza di uscire dalla società. Così come non è in programma la cessione della quota detenuta nella banca di piazzetta Cuccia. Intanto la società continua a macinare risultati di tutto rispetto. Mediolanum nei primi 3 mesi del 2011, infatti, ha registrato un utile netto di 68,6 milioni ( +4% rispetto al primo trimestre 2010) , meglio di quanto previsto dalla media degli analisti ( 52,7 milioni). Le masse amministrate hanno registrato un massimo storico attestandosi a 46.195 milioni. Infine, Banca Generali, cioè la preferita di Main First che ha messo a confronto le tre società del gestito quotate. A vantaggio della società guiodata da Giorgio Girelli gioca la capacità di tenere sotto controllo i costi, comprese le commissioni di performances, rispetto alla raccolta. Il risultato è un minor coefficiente di rischio, cosa che giustifica un premio sulle quotazioni, considerazioni che trovano conferma nelle dichiarazioni di Girelli al termine dell’esercizio, che si è chiuso lo scorso 31 marzo con un utile netto di gestione di 20 milioni (+6,4%). “Un risultato molto positivo – ha detto - perché evidenzia un aumento delle voci di ricavo ricorrenti: le comissioni di gestione sono salite in maniera rilevante, la redditività ricorrente è ulteriormente aumentata, e non da ultimo c’è stata una riduzione dei costi operativi”.

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Commenta Ugo Bertone | 09 giugno 2011 10:00
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