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voci su dimissioni di stark dalla bce affossano i mercati

La crisi non è ancora alle spalle

creato da Luca Spoldi ultima modifica 09/09/2011 18:07

Mercati nuovamente in tensione sul finire della settimana nonostante il discorso di Obama e il procedere della manovra italiana in parlamento

Altro che crisi superata grazie ad una ritrovata capacità di gestione della politica: all’indomani del via libera, in Senato, alla manovra correttiva italiana e del discorso di Barack Obama davanti al Congresso in seduta congiunta nel corso del quale il presidente Usa ha annunciato un piano a sostegno dell’occupazione da 447 miliardi di dollari la risposta dei mercati sia azionari sia obbligazionari è tutt’altro che entusiastica.

Se le borse europee, colpite dalle voci di dimissioni del membro tedesco del board della Bce, Jurgen Stark, in disaccordo con la decisione della Bce di continuare ad acquistare titoli di stato dei PIIGS sul mercato secondario, cedono tra il 2,5% e il 3% a testa, con Piazza Affari che sfiora il -4%, a Wall Street gli indici principali lasciano sul terreno a metà giornata oltre un punto percentuale dopo aver già perso altrettanto alla vigilia. Così sebbene qualche esperto, come quelli di Credit Suisse, ricorda che anche stare alla finestra, con tassi reali negativi, ha un costo e che visto le perdite già registrate potrebbe esservi valore nelle azioni e negli asset reali come commodities e immobili, più che in quelli nominali (ossia titoli di stato e obbligazioni in genere), la prudenza sembra d’obbligo.

Anche perché se la Bce, coi suoi acquisti e le continue iniezioni di liquidità, riesce in qualche modo a mantenere lo spread tra Bund e titoli di stato italiani e spagnoli sotto controllo (il sovra rendimento di un titoli di stato decennale italiano rispetto ad uno tedesco è sul finale di giornata risalito a 380 punti base già scontando le dimissioni di Stark), sul mercato dei Cds (Credit default swap, il costo per assicurarsi contro il rischio dell’emittente) dove la Bce e le banche centrali in genere non intervengono la situazione è ancora più tesa, con il Cds dell’Italia che risale a 463 punti base e ormai la gran parte dei Cds delle singole banche italiane sopra la soglia dei 400 punti base. Un livello tale da scoraggiare ogni attività di funding e pertanto non sostenibile indefinitamente senza danni: per superare la crisi, si è detto, l’Italia e il suo governo debbono recuperare la fiducia dei mercati compromessa da anni di comportamenti inadeguati. Non sarà facile né immediato riuscirvi.

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Commenta 09 settembre 2011 17:51
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