si avrebbe più trasparenza ma meno discrezionalità
La Federal Reserve sembra tentata dal porsi obiettivi
L'operazione "Twist" stenta a ottenere i risultati sperati, così riprende quota l'ipotesi di un terzo piano di quantitative easing
Le minute della riunione della Federal Reserve del 20-21 settembre scorso hanno mostrato come la decisione di dare il via all’operazione “twist” da 400 miliardi di dollari (tramite la quale la Fed acquista T-bond con scadenza tra io 6 e i 30 anni e vende per pari ammontare titoli a breve scadenza) sia stata presa perché la banca centrale Usa “voleva dare un segnale al mercato” come commentano oggi tra gli altri gli analisti di Banca Aletti (gruppo Banco Popolare). Allo stesso tempo il quadro economico non era così negativo da implementare un terzo round di “quantitative easing” (“QE3”).
L’operazione Twist nelle attese della Fed dovrebbe appiattire la curva dei rendimenti, favorendo gli investimenti ed i prestiti a medio periodo, ma dalla suia implementazione “dopo un forte calo iniziale, la scadenza a trent’anni non si è comportata differentemente da quella a 5 anni” notano gli analisti, il che solleva dubbi (già emersi anche sui principali media americani) circa l’effettiva efficacia di questa politica.
La Fed del resto pare voler tenersi l’arma dell’espansione quantitativa per il futuro, “quando probabilmente dovrà segnalare al mercato la volontà di implementare misure maggiormente espansive” scrivono gli uomini di Banca Aletti secondo cui ciò potrebbe anche avvenire “nei prossimi mesi, nonostante, come andiamo ripetendo da un po’, non sono certo le politiche monetarie quantitative ad avere effetti diretti sul tasso di disoccupazione o sull’output in generale, bensì servono principalmente ad aumentare la fiducia sui mercati”.
Quello che emerge dalla lettura del verbale è anche che molti dei partecipanti al Fomc vorrebbero legare le politiche monetarie (nello specifico il tasso di riferimento, ora tra 0 e un quarto di punto sul minimo assoluto) a qualche tipo di target, aumentando così la trasparenza ed il flusso informativo dell’autorità monetaria. “Questo sicuramente andrebbe ad aumentare la propensione dei mercati nell’aggiustare le loro aspettative via via che il flusso informativo aumenti, rendendo così più semplice il raggiungimento degli obiettivi da parte della politica monetaria” commentano gli esperti, che ritengono possibile che questo nuovo aspetto, “comunque rivoluzionario dato che andrebbe a diminuire la discrezionalità della politica monetaria”, potrebbe anche essere implementato nelle riunioni di novembre e dicembre.


