si salvano ansaldo Sts ed enel green power
Milano crolla frenata dai bancari, UniCredit -12%
Giù anche Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e Mps in scia a un report in cui Credit Suisse fa il conto di quanto costerà alle banche europee mettersi al riparo dalla crisi della Grecia
Questa volta Piazza Affari non riesce a evitare il rosso, nel giorno in cui il Credit Suisse prova a fare il conto di quanto costerà alle banche europee mettersi al riparo dalla crisi della Grecia, prevedendo che saranno oltre una sessantina gli istituti europei che dovranno ricapitalizzare per un controvalore totale di 220 miliardi di euro se si vorrà centrare l’obiettivo di un Core Tier 1 pari al 9% anche in uno scenario recessivo. Appesantito dai titoli del comparto finanziario, l’Ftse Italia All-Share ha chiuso a 16.632,40 punti (-3,08%) e il Ftse Mib è ridisceso in area 15.894,39 (-3,70%) mentre l’Ftse Italia Star, grazie alla limitata presenza di banche tra i suoi componenti, ha limitato i danni a quota 10.114,57 (-0,38%).
Tra le blue chip a pesare sugli indici sono stati in particolare UniCredit, che ha ceduto oltre il 12% tornando sotto quota un euro - una presa di beneficio attesa dopo il balzo di oltre il 63% in sole due settimane - ma anche Banco Popolare (-8,96%), Intesa Sanpaolo (-8,15%), Fiat Industrial (-5,53%)e Ubi Banca (-6,03%). In un report diffuso ieri il Credit Suisse ha ipotizzato quanto potrebbe costare ad ogni singola banca mettersi al riparo dalla crisi del debito greco (in relazione alla quale la Bce ha è tornata ad ammonire che eventuali “haircut” superiori al 21% concordato a luglio rischiano di minare la stabilità del settore creditizio del vecchio continente). Per UniCredit secondo gli esperti elvetici il conto è di quasi 12 miliardi di euro, per Intesa Sanpaolo di altri 3,8 miliardi, per il Banco Popolare di almeno 3,1 miliardi, per Mps di oltre 2,3 miliardi e per Ubi Banca di quasi 1,6 miliardi.
Positiva in mattinata ha ceduto sul finale anche Bpm, dopo che alla vigilia Matteo Arpe era ufficialmente sceso in campo dichiarando di fronte ad una platea di oltre 300 soci-dipendenti di preferire l’ipotesi di una crescita dimensionale e del fatturato a quella dei tagli come ricetta per risolvere i problemi che affliggono da tempo l’istituto. Pesante infine Enel, che a causa della “Robin Tax” ha preannunciato che dovrà rivedere la propria politica sui dividendi e gli investimenti per centrare gli obiettivi di contenimento del debito. Gli unici che hanno resistito in terreno positivo sono stati Ansaldo Sts, Enel Green Power (che ha comunicato l’ingresso in esercizio di un nuovo parco eolico in Portogallo), Snam Rete Gas e Campari,


