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Rcs, Diego Della Valle non molla

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 03/11/2011 12:02

Ha messo nel mirino Benetton, Rotelli e Toti che hanno il 20%. Senza contare Mediobanca

“Alberto Nagel? La pagherà prima o poi per il sostegno dato a Diego Della Valle”: Chi parla è un importante azionista di Mediobanca e di Rcs MediaGroup e ipotizza che l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, pure riconfermato dall’assemblea di settimana scorsa, possa finire nel mirino di altro soci importanti dell’istituto. Motivo dell’irritazione è l’asse che si era creato fra il banchiere e il patron di Tod’s per cacciare Cesare Geronzi dalla presidenza delle Assicurazioni Generali, la cui onda lunga ha colpito la banca d’affari e il gruppo editoriale.

Gli assetti di Rcs vedono il patto di sindacato, di cui Della Vale fa parte, bloccato fino al 2014 mentre gli equilibri in Mediobanca sono stati ridefiniti da poco fino al 2013. Ma qui a sorpresa, Della Valle, che possiede poco meno del 2% e pure aveva fatto capire di voler entrare in consiglio, si è sfilato dall’accordo fra i grandi azionisti. E questo poco dopo che Salvatore Ligresti, socio ben più pesante di Mediobanca tramite FonSai, si era irritato perché l’imprenditore marchigiano poteva subentrare nel board alla figlia Jonella. Poteva sembrare una reazione infantile: non mi fate entrare in consiglio? E io allora esco dal patto. Ma Della Valle è imprenditore e uomo abituato a ragionare sul lungo periodo.

Così molti pensano che l’essere uscito dal salotto buono di Mediobanca sia in realtà una mossa astuta per tenersi le mani libere su Rcs, dove Piazzetta Cuccia è il primo azionista con il 14,2%. In teoria le bocce sul tavolo verde della casa editrice del “Corriere della Sera” sono state fermate per i prossimi tre anni. Ma esistono buoni motivi per credere che la partita decisiva possa svolgersi sotto traccia e riguardare quei soci, comunque importanti, che sono rimasti fuori dal perimetro dell’accordo fra i grandi azionisti, presieduto da Giampiero Pesenti, patron di Italmobiliare.

In prima fila c’è l’imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli che detiene direttamente il 7,5% di Rcs e vanta opzioni su un restante 3,6%. Da tempo circolano sottovoce indiscrezioni sul suo effettivo stato di salute, ma lui quando può continua a comprare titoli della casa editrice. Ci sono poi i Benetton che controllano un altro 5%. La dinastia di Ponzano Veneto non ha mai sollevato grosse critiche all’operato del management Rcs e non si fa sentire nel board, ma oggi i Benetton sono impegnati a ridefinire il loro portafoglio partendo da Sintonia e un ripensamento sulla presenza silente in Rcs, pure gravata da minusvalenze potenziali visto il non esaltante andamento borsistico del titolo, potrebbe essere nell’ordine delle cose. Il terzo non pattista di rilievo è Pierluigi Toti.

Il costruttore romano guida un gruppo che sta attraversando un momento di forte difficoltà e il cui pesante indebitamento è oggetto di negoziato con il sistema bancario. In tale situazione la partecipazione in Rcs costa a Toti rilevanti perdite e non si capisce perché debba mantenerla. Insomma, Della Valle sa che fra Rotelli, i Benetton e Toti esiste una quota di capitale del gruppo editoriale che potenzialmente potrebbe essere in vendita senza sottostare al vincolo del diritto di prelazione ai pattisti che condiziona le cessioni all’interno dell’accordo.

La strategia del patron di Tod’sd, quindi, potrebbe essere quella di offrirsi come compratore di parte o tutti questi titoli e arrivare così a trattare da una posizione di maggiore forza. I contrasti nel board di Rcs fra Della Valle da una parte e Pesenti e Giovanni Bazoli dall’altra (Intesa Sanpaolo è azionista e pattista con il 5%) hanno svelato agli astanti e non solo che l’equilibrio degli asseti azionari è quanto mai fragile nonostante il flottante risicato e il patto in essere. Anche perché l’incognita principale, oltre all’imprenditore marchigiano, riguarda il secondo azionista e pattista di Rcs. La Giovanni Agnelli & C., accomandita della dinasta sabauda presieduta da John Elkann, che controlla poco più del 10% e che potrebbe essere tentata da smobilitare.

Di certo Della Valle non aspetterà la scadenza naturale del patto di sindacato per aumentare il suo peso in Rcs dove pure conta per il 5,5%: l’operazione, dal punto di vista politico, ha l’appoggio incondizionato dell’amico e socio Luca Cordero di Montezemolo, uscito da poco dal board della casa editrice, ove conserva un ottimo feeling con l’amministratore delegato Antonello Perricone. Pesenti, da quell’imprenditore diplomatico che è, nella sua qualità di presidente del patto ancora recentemente ha detto che dal socio Del Valle “non sono giunti nuovi segnali”. In compenso Massimo Pini, già craxiano di ferro, e uomo di Ligresti nel patto, pochi giorni fa ha lanciato una staffilato verso il patron di Tod’s rimarcando come “tutti i soci” siano perplessi verso l’operato di Della Valle. Insomma, la “pax” editoriale è davvero solo sulla carta e Della Valle, liberatosi dagli obblighi verso Mediobanca, è deciso ad andare fino in fondo, agendo sui non pattisti e persino rilevando azioni in borsa. Chissà cosa ne pensa Nagel.

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Commenta Andrea Giacobino | 03 novembre 2011 12:02
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