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in italia nel frattempo la patrimoniale si è radicata e pesa il 9 per mille

Riprende la fuga dei capitali dalla Grecia

creato da Luca Spoldi ultima modifica 30/05/2011 17:21

Chi può porta i soldi all'estero, nel timore di fare la fine dei contribuenti italiani nel luglio del 1992 quando il governo Amato varò due misure patrimioniali "straordinarie"

La crisi del debito greco fa paura per primi ai Greci: secondo quanto dichiarato da esponenti del governo Papandraou, il deflusso di capitali verso l’estero, pari a circa 30 miliardi nel 2010 e che pareva essersi arrestato nella seconda metà dello scorso anno, sarebbe ripreso in queste ultime settimane tanto che si stima che altri 8 miliardi di euro siano già stati trasferiti all’estero da residenti greci.

I timori, sembra di capire, riguardano l’ipotesi che, nel quadro di un maggior rigore dei conti pubblici e in attesa di capire se le privatizzazioni riusciranno a generare l’atteso gettito riducendo il disavanzo pubblico, il governo possa essere tentato da una patrimoniale sui depositi bancari, simile a quella già praticata in Italia dal governo Amato nel 1992 quando nella notte tra il 9 e il 10 luglio venne forzosamente prelevato il 6 per mille, insieme a un’imposta straordinaria sugli immobili (Isi, che la successiva legge finanziaria tramutà nell’Ici, l’imposta comunale sugli immobili) del 3 per mille.

Le due misure, che i contribuenti italiani ancora ricordano dolorosamente, fruttarono assieme 11.500 miliardi di vecchie lire, equivalenti a circa 6 miliardi di euro attuali, e di queste l’Ici, erede dell’Isi, non ha mai più abbandonato la contabilità nazionale essendo arrivata nel frattempo a pesare il 9%, esattamente quanto le due misure “straordinarie” di quella manovra “una tantum”.

Che chi può in Grecia stia tentando di evitare di incorrere in simili disavventure non dovrebbe dunque sorprendere, anche perché pure la Grecia, come l’Italia, da anni tollera che una parte consistente della sua economia continui a girare “in nero” e dunque si sottragga totalmente ad ogni imposizione fiscale, rendendo difficile ridurre il livello d’imposizione stessa specie in un momento di crisi come quello attuale.

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