Lo sbarco in borsa di LinkedIn rappresenta soltanto l’inizio di un trend destinato a infuocare i listini
Tornano le quotazioni a suon di bit
Ma è prematuro e miope parlare di una nuova bolla di internet, almeno sul piano strategico
Stavolta è diverso. Oppure no? Il boom di Internet atto II è ufficialmente iniziato il 19 maggio scorso con i rialzi stellari di LinkedIn, il social network dedicato ai contatti tra professionisti e manager: un incremento del 109% in una sola seduta, dai 45 dollari dell'offerta iniziale a 94,25 dollari. Un successo destinato a far da traino a una nuova ondata di star, non solo Usa. La prima società ad approfittarne, infatti, è stata la russa Yandex, la Google di Mosca, che al suo esordio a Wall Street ha ottenuto una valutazione da capogiro: 11,6 miliardi di dollari ma che corrisponde a multipli ragionevoli, cioè a 23 volte i profitti previsti per il 2012. Niente a che vedere con Linkedin, trattata al debutto a 8,5 miliardi di dollari, cifra che equivale a 31 volte il fatturato e a 600 volte i profitti 2010. Numeri che hanno già messo a soqquadro il nascente e provvisorio indice dei social network, il Sonet il paniere messo a punto dal sito Tickerspy per ospitare le vere, prossime star del listino. Perché LinkedIn è poca cosa rispetto ai grossi calibri che già segnano i primi prezzi nei mercati specializzati in titoli di aziende non quotate, come lo Share Post: Zynga, Facebook, Twitter e Groupon, le azioni oggetto del desiderio dei gestori di Manhattan. Le lancette dell'orologio, insomma, sembrano tornate indietro di 16 anni, a quel giorno del 1995 in cui sulla scena del Nasdaq esplose la stella di Netscape, il browser da cui nacque Aol, il primo fenomeno di una nuova era che nel giro di 6 anni si concluse con lo scoppio della bolla internet. Andrà così anche stavolta? Oppure la stagione dei social network, resa possibile dall'espansione della banda larga, smartphone, iPad e concorrenti, può ripetere le fortune di Google, entrata a Wall Street in punta di piedi nel 2004 con un rialzo nel giorno del debutto del 17%? Solo il tempo potrà stabilire se ci troviamo di fronte a una nuova ondata di Pet.com (il sito per gli amici a quattro zampe divenuto il simbolo dei flop della new economy) o a qualcosa di più solido, destinato a durare nel tempo. Ovvero se, stavolta, “è tutto diverso” ovvero se, al solito, si stanno mettendo le premesse per un nuovo bidone da rifilare al grande pubblico. I segnali, per la verità, non mancano in entrambe le direzioni. Tanto per cominciare, il boom di LinkedIn non ha nulla di spontaneo. Anzi, il rialzo spettacolare all'esordio è legato in buona parte alla scarsità di azioni messe in vendita il primo giorno: 7,8 milioni di pezzi, ovvero l'8% del capitale. Era prevedibile che questa mossa avrebbe generato un effetto rarità a tutto vantaggio del rialzo dei prezzi, sostengono i più critici. Anche perché solo i clienti Vip di Goldman Sachs hanno avuto il privilegio di vedersi assegnare, ancor prima che inizino le operazioni per lo sbarco in Borza, le azioni di Facebook, trattate più alla stregua di uno status symbol che non in base ai fondamentali. Chi non ha avuto tanta fortuna, si è dovuto accontentare di LinkedIn che, grazie allo scarso flottante, ha retto all'ondata di vendite successiva alla quotazione. Almeno fino al 27 maggio, quando sono arrivate sul mercato le prime opzioni put sul titolo, che hanno consentito di puntare sul ribasso. Una buona scelta se, come hanno concluso gli studi di diversi investitori istituzionali (Alpine Mutual Fund, Cambiar Investors e Gamco) un'azione di Linkedin non vale più di 34-35 dollari in base agli utili (104 milioni) previsti per il 2012. Nel fattempo, meglio stare alla larga per evitare brutte sorprese. In un certo senso, è la solita storia. Ma, per certi versi, stavolta la storia è davvero diversa. Tanto per cominciare, a differenza di quel che accadde tra il '95 e il 2000, le società che si stanno avvicinando alla quotazione non sono start up basate su un'idea o poco più, ma colossi che si sono già imposti sul mercato e che possono vantare, oltre a marchi consolidati, anche risorse tecnologiche e piani di sviluppo di prim'ordine.
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