Berlusconi alla prova della fiducia, martedì il nuovo confronto
Il presidente del Consiglio: la porrò sulla lettera presentata all'Unione europea e alla Banca centrale europea
La figlia, Marina, lo vede per pranzo a Villa San Martino e lo sprona a "Non mollare". Lui, Silvio, smentisce di persona le voci che fin dal mattino lo davano sul punto di dimettersi. "Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata all'Unione europea e alla Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi. Non sono attaccato alla cadrega" ha detto oggi telefonando a una riunione del Pdl a Monza, "ma sono certo che avremo la maggioranza per fare le riforme che l'Europa ci chiede. Andiamo avanti e supereremo lo scoglio della sfiducia. Se gli schemi parlamentari portassero a un ribaltone nel quale la sinistra va al governo non saremmo in democrazia".
Secondo l'agenzia di stampa Ansa, sia da Arcore è partita un'intensa campagna acquisti. "Non vedo perché se Casini tratta con i nostri tutto è lecito, se lo faccio io diventa campagna acquisti", si è sfogato il Cavaliere con chi lo ha sentito, invitando i più fedeli a non risparmiarsi in vista del voto di domani.
"Stiamo lavorando in queste ore, siamo a quota 314, che sono i voti della fiducia del 14 dicembre. Vedremo domani i voti", spera uno degli uomini più fedeli al capo del governo secondo quanto riporta l'Ansa. Il primo ministro - che domani mattina incontrerà a Palazzo Grazioli gli scontenti della maggioranza - comunque ha scelto: se anche domani dovesse non riuscire a ottenere la maggioranza nel voto sul rendiconto di bilancio, non se ne sentirebbe indebolito. Punterebbe invece a ottenere la fiducia al Senato sulla legge di stabilità e sul maxiemendamento.
Ma lo scenario che più preoccupa Berlusconi è un altro: sempre secondo l'Ansa, il presidente del Consiglio teme che il capo dello Stato Giorgio Napolitano, a fronte di una nuova maggioranza disegnata dal voto sul rendiconto, rinvii il cavaliere alle Camere e, a fronte di una sfiducia, avvii consultazioni per un altro governo. Intanto, il cavaliere torna a punzecchiare Giulio Tremonti: "La prima riforma costituzionale necessaria", dice sicuro di poter andare avanti, "è quella che dia al premier gli stessi poteri dei suoi colleghi europei, a cominciare dalla possibilità di imporre una linea al ministro dell'Economia. Altrimenti non è un premier".


